''Educate al Silenzio''. Sguardo storico-pedagogico sull'educazione delle bambine per la promozione di una cultura delle pari opportunità

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Teresa Lamanuzzi Contatta »

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Il mio lavoro di tesi analizza l’educazione delle bambine, passata in rassegna mediante un excursus storico-pedagogico, tracciato dall’antichità sino ai giorni nostri, rivolgendo la lente d’ingrandimento sulle pratiche educative riservate alle piccole fanciulle, pratiche che si sono caratterizzate in una icastica imitazione di gesti, esempi e comportamenti acquisiti prevalentemente in ambito familiare. Le bambine erano educate al silenzio, alla remissività, alla subordinazione perché ritenute biologicamente ed intellettualmente inferiori rispetto al genere maschile. Sin dall’infanzia venivano educate a svolgere lavori tipicamente femminili che avrebbero dovuto conformarle ad un unico destino di future mogli e madri, docili e riverenti. La scoperta del fanciullo e dei suoi diritti le ha fatte uscire dal cono d'ombra dove per secoli sono state relegate. Il processo di scolarizzazione ha permesso l'emancipazione delle donne, facendo sì che esse non si sentissero più inferiori rispetto al genere maschile. Le donne hanno cominciato a prendere parola anche in pubblico, stravolgendo quell'egemonia maschile che le aveva etichettate come deboli nel corpo e nella mente e scardinando atavici stereotipi. Il mio lavoro di ricerca si conclude focalizzando l'attenzione sulle donne nelle famiglie attuali. Donne dalla doppia presenza, mogli e madri, casalinghe e lavoratrici. Certo, l'educazione rivolta alle bambine ha subito stravolgimenti rispetto al passato, ma ciò non basta. Ancora oggi si continuano a proporre modelli di bambina docile e ubbidiente, perché, al contrario, una bambina capricciosa è etichettata come discostante rispetto al tradizionale modello. Spetta alla famiglia, ma anche alla scuola e a tutte quelle agenzie deputate all'educazione e all'istruzione dei bambini, proporre nuovi modelli non "clichéttati", con pari dignità, valore e opportunità, capaci di progettare il proprio futuro, prescindendo dall'appartenenza al proprio genere.

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4 Introduzione Con la scelta di questo argomento, articolato in tre capitoli, ho inteso seguire un percorso di ricerca sulle pratiche educative rivolte alle bambine attraverso un viaggio spazio-temporale, che ne permetta una ricostruzione storica sulla loro educazione ed imprescindibilmente su quella rivolta al genere femminile. Ho deciso di trattare questo argomento perché non ho mai tollerato le forme di discriminazione, ed in particolare quelle perpetrate da sempre nei confronti del genere femminile. Nel mio percorso di studi, grazie alle conoscenze acquisite, mi sono resa conto che la storia dell’educazione delle donne, che si connette con quella delle bambine, ha subito spesso, cancellazioni ed oppressioni. Per questo, nel primo capitolo, per rinvenire le tracce della storia dell’educazione delle bambine, ho analizzato le differenti epoche storiche e i differenti contesti e spazi, dalla famiglia, che sappiamo essere il luogo della socializzazione primaria, alla scuola, istituzione intenzionalmente deputata ai processi di alfabetizzazione – processi – attraverso i quali, nel corso dei secoli, le donne hanno trovato il giusto riscatto in una società che le considerava intellettualmente inferiori agli uomini. Tuttavia, ricomporre i molteplici tasselli concernenti la storia dell’educazione delle bambine è un’impresa davvero ardua dal momento che esse sono rimaste a lungo latenti nelle trattazioni degli storici che, pregiudizialmente, le ritenevano soggetti di secondo ordine, soggetti trascurabili, perché proprio il loro “esser femmina” le aveva identificate come creature incapaci, inferiori e deboli nel corpo e nella mente rispetto al genere maschile. E' qui che s’incentra la ragione per la quale gli storici hanno ritenuto le bambine immeritevoli di essere il soggetto e l’oggetto delle loro riflessioni e dei loro studi. La bambina risulta la grande assente della storia dell’educazione ed è lecito desumere a