La perizia psichiatrica nell'autore di femminicidio

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Psicologia

Autore: Katia Alario Contatta »

Composta da 81 pagine.

 

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I risultati della mia tesi sono stati da un punto di vista sociale e giuridico abbastanza delineati in quanto il femminicidio è innanzi tutto un problema sociale, che purtroppo ancora permette e tramanda sistemi patriarcali, in modo tale, l’uomo può ancora utilizzare, la violenza, per ridimensionare il proprio potere e la propria virilità.
Non c’è collocazione geografica, età, professione, di questi uomini, c’è un evidente trasmissione errata delle informazioni, forniteci dai media, in quanto l’uomo in questione, non uccide all’improvviso perché spinto da un raptus o da un accecante gelosia, ma dopo lunghi anni di violenza sia psicologica che fisica.
Dal punto di vista psichiatrico, si parla di uomini con organizzazione borderline di personalità, con tratti paranoici e narcisistici, che interpretano e rispondono alla realtà, in modo distorto. Uomini che hanno un idea malata di possesso e controllo, sono poco preparati a vivere le frustrazioni, il rifiuto, e di vedere l’altro al di fuori di sé; mancano di empatia e umanità, e sono incapaci di stabilire relazioni equilibrate.
Si conclude che:
Il femminicidio sia principalmente un problema sociale, che non tutela le donne soprattutto dal punto di vista giuridico e che la donna nonostante i risvolti positivi date dalle nuove leggi, si trovi ancora in una situazione indifesa e di rischio.
la violenza sulle donne fa parte della nostra "civiltà", è strutturale, non emergenziale, perchè alle emergenze si risponde con eventi emergenziali, ai problemi strutturali con cambiamenti culturali.

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4 Premessa Oggi più di ieri si pronuncia sempre più spesso la parola “femminicidio”, un neologismo per dire basta a ogni forma di discriminazione e violenza contro ogni donna perché donna, esse pagano con la vita, in una società sempre più disponibile ad accettare che questi fatti accadano, non bisogna sottovalutare i dati allarmanti delle uccisioni sempre più frequenti, delle denunce, dei casi di stalking finiti in tragedia. Il problema della violenza è principalmente un fattore culturale, essa fa la sua prima comparsa nel 2006-2007, per poi diffondersi solo negli ultimi anni, non che prima non si consumassero femminicidi ma non se ne parlava sotto il nome propriamente detto, centrale nella sua definizione è il concetto di stereotipo di genere, che riguarda i ruoli che uomini e donne dovrebbero avere per natura, intrappolati in questi stereotipi non sono solo le donne ma anche gli uomini, la violenza si alimenta da un idea di aggressività naturale da parte degli uomini, e una remissività sempre naturale da parte della donna, per cui fin da piccoli si è educati a questa differenza di genere con l‟utilizzo dei giochi tipici, legati al ruolo. Non si uccide perché si ama ma perché non si riesce a concepire la propria donna al di fuori dalla funzione che le è stata assegnata, fino al 1981 il “delitto d'onore” era una fattispecie del nostro ordinamento che concedeva attenuanti agli assassini, e fino al 1996 lo stupro era rubricato dal nostro codice penale tra i delitti contro la moralità e il buon costume anziché contro la persona.