Empatia, pianto empatico e commozione: natura e processi della condivisione emotiva dalla vita reale alla sala cinematografica

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Carolina Marcos Contatta »

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La prima parte della tesi affronta una delle forme più affascinanti di comunicazione non verbale: l’empatia. L’empatia è un processo che mettiamo in atto giorno dopo giorno a partire dai primi anni di vita. Con questo meccanismo noi possiamo comprendere gli altri e rispondere emotivamente. L’empatia non è un processo monolitico bensì multidimensionale, un continuum lungo il quale si pongono diversi livelli di condivisione emotiva che fanno ricorso ad una evoluzione della sofisticazione cognitiva. Il Primo Capitolo tratta il primo passo di questo continuum: il contagio emotivo analizzandone la natura e i meccanismi e mettendone in luce il carattere automatico e inconsapevole data l’assenza o quasi di mediazione cognitiva.
Il Secondo Capitolo procede verso l’empatia vera e propria, alla trasmissione dell’emozione cognitivamente mediata. Questa forma di condivisione emotiva, vale a dire la capacità di sentire con l’altro, si differenzia dalla simpatia che si riferisce invece al sentire per l’altro. Avanzando lungo il continuum vengono analizzate le forme empatiche più semplici come quella centrata sull’evento (o egocentrica) in cui il sentire dell’altro rimane di fatto sconosciuto; fino a forme più complesse in cui l’assunzione di prospettiva e ruolo dell’altro rendono possibile una condivisione di tipo partecipatorio che crea le basi per intraprendere azioni d’aiuto e prosociali adeguate.
Nel Terzo capitolo della tesi viene affrontata forse la forma di espressione più intensa delle emozioni: il pianto. Viene analizzato il rapporto causale che esiste tra stato cognitivo, stato emotivo e lacrime, vale a dire tra scopi, desideri, credenze, emozioni e il pianto in una determinata situazione. La psicologia del pianto ci porta alla sua funzione prevalentemente comunicativa e al “potere” che esercita negli altri. Quindi, il pianto che deriva da un’emozione provata per mezzo dell’empatia: il pianto empatico che nasce dall’intersecazione tra il processo empatico che porta alla condivisione dell’emozione e la psicologia del pianto che parte da tale emozione e “sfocia” nelle lacrime.
Il Capitolo Quarto sposta l’attenzione dalla realtà quotidiana alla finzione cinematografica, analizzando la partecipazione emotiva dello spettatore al film proiettato sullo schermo. In particolare, il processo d’identificazione che porta ad un rapporto empatico tra spettatore e personaggio e, come esempio di risposta empatica, la commozione, ossia il pianto empatico stesso. È stato adoperato l’approccio cognitivo, infatti il cognitivismo è una posizione nella ricerca dell’ambito degli studi filmici che sostiene l’esplorazione di ipotesi riguardo alla ricezione del film in termini di processi percettivi e cognitivi dello spettatore legandoli strettamente alle sue risposte emotive Alcune di queste abilità includono il processamento dell’informazione visiva e la risposta emotiva. Se l’empatia ha un ruolo cruciale nella nostra comprensione della storia, della società e degli altri allora non è difficile capire che essa è tutt’altro che marginale o di poca importanza nella comprensione di un film, infatti questo attiva in noi un processo di elaborazione, coinvolgimento e risposta che rispecchia le modalità in cui, quotidianamente, tentiamo di comprendere gli altri esseri umani. La base teorica compresa nei primi tre capitoli viene applicata alla così detta “situazione cinematografica”. Viene affrontato il dibattito sull’effetto illusorio del film e sulla natura empatica e simpatetica del coinvolgimento dello spettatore. Si arriva così all’individuazione di un rapporto simpatetico tra spettatore e personaggio a cui però prelude, necessariamente, un processo di condivisione empatica. Tale processo necessita l’apporto della soggettività dello spettatore che contribuisce col proprio vissuto alla realizzazione dell’effetto del film.
A termine del lavoro è stato preparato, distribuito e analizzato un breve questionario che non ha come fine il tentativo di dimostrare le teorie sopra esposte, bensì quello di offrire a tali teorie un supporto empirico che chiarisca il tipo di rapporto che si crea tra lo spettatore e l’impatto emotivo che offre il cinema.

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4.3 Percezione e Rappresentazione Come suggerisce Francesco Casetti ( 1 ) la filmologia ha elaborato un primo grande concetto di cui poi si è servita la psicologia in questo ambito di studio: quello di situazione cinematografica. Con questo termine s’intende “[...] quel complesso, sala e spettatore nel quale si dispiegano processi quali il riconoscimento e la decifrazione di quanto viene mostrato, l’abbandono al piacere delle storie, l’immedesimazione con i personaggi della vicenda, la fantasticheria e la rielaborazione personale, ecc.”. (Casetti, 1993, pag.103) È proprio questo complesso che rende l’arte cinematografica così affascinante stimolando negli spettatori risposte emotive che spesso raggiungono una peculiare intensità. Il cinema fornisce allo spettatore la sensazione di vivere una situazione che si avvicina molto alla realtà. Lo spettatore non si limita a registrare le informazioni che giungono dallo schermo “in movimento”, ma le elabora, le valuta, e partecipa emotivamente a ciò che vede; lo spettatore quindi risponde cognitivamente ed emotivamente al film. I massimi rappresentanti di questa linea d’indagine sono David Bordwell e Noël Carroll ( 2 ) . Mentre il primo si è maggiormente occupato di teoria filmica e psicologia cognitiva, il secondo ha focalizzato l’attenzione sull’aspetto più filosofico della ricezione del film da parte dello spettatore. Comunque entrambi applicano in modo diretto la struttura psicologica universale che si è evoluta negli esseri umani ai processi ( 1 ) Casetti: Teorie del cinema: 1945-1990, Edizione Studi Bompiani; 1993 ( 2 ) Bordwell D.; Carroll N. (Eds), Post-Theory: Reconstructing Film Studies, Madison: University of Wisconsin Press, 1996