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Tesi di Laurea
I musicisti italiani e la viola d'amore nella prima metà del Settecento
Tesi di Valentina Montanucci
La tesi si compone di 210 pagine
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Anno: Università: Relatore:
2001-02 Università degli Studi di Milano Francesco Degrada
Area: Facoltà: Corso:
Lettere e Filosofia Lettere
Abstract:
Nella prima metà del XVIII secolo, la diffusione della viola d’amore interessava soprattutto i paesi d’oltralpe, in particolare l’Austria e la Germania. In Italia, invece, la viola d’amore era uno strumento scarsamente conosciuto ed utilizzato. D’altra parte, il grande rilievo che assumono le composizioni per viola d’amore di Antonio Vivaldi all’interno dell’intero repertorio europeo rende questo periodo uno dei più importanti nella storia della viola d’amore in Italia. Di fronte all’interesse che l’autore manifestò nei confronti dello strumento nasce la curiosità di sapere in quale misura la viola d’amore fosse conosciuta ed utilizzata dai musicisti italiani nella prima metà del ‘700. Per questo, è sembrato interessante tentare di individuare un quadro della realtà italiana studiando le testimonianze, per quanto scarse, relative alle condizioni di impiego di questo strumento da parte dei musicisti italiani.
Oggi la viola d’amore è conosciuta come uno strumento con sette corde tastabili e sette di risonanza, da accordare di volta in volta a seconda della tonalità del brano. D’altro canto, dal suo primo apparire intorno alla metà del XVII secolo fino alla metà del XIX secolo, la viola d’amore è stata oggetto di massicce trasformazioni e diverse tipologie dello strumento sono coesistite. Prima di effettuare l’analisi della realtà italiana, si è pensato quindi che fosse utile disegnare, attraverso le fonti letterarie dell’epoca, un rapido excursus sulla storia dello strumento in Europa, dalla prima testimonianza nota fino alla metà del Settecento, al fine di individuare un contesto di riferimento. E’ stato posto l’accento sulla questione della mutevole accordatura, ma soprattutto della scordatura, complessa modalità notazionale ed esecutiva peculiare dello strumento. Si è poi dato un rapido sguardo al repertorio europeo, dalle origini fino al XX secolo.
Lo studio della situazione italiana è stato organizzato sulla base di due diverse modalità di analisi. Da un lato sono state esaminate le fonti letterarie italiane della prima metà del Settecento – trattati, lettere e cronache – che contenessero testimonianze relative alla viola d’amore, al fine di stilare un quadro relativo alla diffusione dello strumento nelle città italiane, senza tralasciare i contatti con l’Europa. Dall’altro sono stati recuperati ed analizzati tutti i brani per viola d’amore composti da autori italiani risalenti al medesimo periodo, tentando di individuare le peculiarità della scrittura per lo strumento condivise dai diversi autori, così come le caratteristiche personali di ciascuno. Oltre alle partiture di Vivaldi, sono quindi stati prese in considerazione quelle di Giuseppe Antonio Vincenzo Aldrovandini, Attilio Ariosti, Giovanni Bononcini, Pietro Antonio Locatelli, Giovanni Battista Pergolesi e Alessandro Scarlatti.
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