La natura giuridica dei ''nomi a dominio''

Tesi di Master

Autore: Johann Gruber Contatta »

Composta da 53 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 482771 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 7 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Ha suscitato parecchio clamore la querelle relativa al nome a dominio “armani.it”, che vede contrapposti la nota casa di moda, titolare dell’omonimo marchio di rinomanza internazionale, e il sig. Luca Armani, titolare di un timbrificio a Treviglio in provincia di Bergamo.
I fatti sono noti: il sig. Luca Armani aveva registrato per primo, nel 1997, il dominio www.armani.it presso la competente Registration Authority Italiana, nella convinzione che in base alla regola “first come, first served” nessuno avrebbe potuto contenderglielo. Invece sono passati solo pochi mesi che la Giorgio Armani S.p.A., nel 1998, ha proposto ricorso giurisdizionale ritenendo lesi i propri diritti attinenti all’omonimo marchio. Dopo un iter giudiziario pluriennale il Tribunale di Bergamo con sentenza del 3 marzo 2003 ha dato ragione alla griffe condannando Luca Armani al pagamento delle spese processuali, inibendogli l'uso della parola ''armani'' come nome a dominio ove non accompagnata da elementi idonei a differenziarla dal marchio ''Armani'', e fissando infine una penale di 5.000 Euro per ogni giorno di ritardo nell'esecuzione della sentenza stessa.
Tale verdetto, mentre ha incontrato il consenso di giuristi esperti del settore, è stato invece accolto con amarezza dal soccombente Luca Armani che ha, peraltro, trovato solidarietà sia da alcuni “addetti” del mondo Internet che da una parte del mondo politico (segnatamente il senatore dei Verdi, Fiorello Cortiana, secondo cui “la multinazionale Armani spa ha sottratto il dominio armani.it al timbrificio del sig. Luca Armani” colpendo “quello che si considerava un pilastro di Internet, ovvero il diritto al proprio cognome”).
Ora, mentre la causa giudiziaria non appare ancora conclusa (in quanto il sig. Luca Armani sembra intenzionato a proporre appello contro la sentenza del Tribunale), risulta di palmare evidenza che il nocciolo della questione sta nella natura o “essenza” di quello che di Internet costituisce il fulcro, cioè dei nomi a dominio (domain names nella terminologia inglese).
Ebbene, poichè manca, nel diritto positivo italiano ed europeo, una disposizione che qualifichi i domain names, col presente lavoro si è cercato di addivenire ad una risoluzione soddisfacente della questione, tuttora discussa in modo controverso, prendendo le mosse dalle regole tecniche che sottendono al sistema dei domain names e analizzando le varie posizioni che sono state prospettate in giurisprudenza e in dottrina, con particolare riferimento alla situazione italiana ma non senza gli opportuni raffronti con quanto è stato enunciato nei Paesi esteri, specificatamente dell’Unione Europea.

Mostra/Nascondi contenuto.
JOHANN GRUBER - LA NATURA GIURIDICA DEI NOMI A DOMINIO ABSTRACT Ha suscitato parecchio clamore la querelle relativa al nome a dominio “armani.it”, che vede contrapposti la nota casa di moda, titolare dell’omonimo marchio di rinomanza internazionale, e il sig. Luca Armani, titolare di un timbri- ficio a Treviglio in provincia di Bergamo. I fatti sono noti: il sig. Luca Armani aveva registrato per primo, nel 1997, il dominio www.armani.it presso la competente Registration Authority Ita- liana, nella convinzione che in base alla regola “first come, first served” nessuno avrebbe potuto contenderglielo. Invece sono passati solo pochi mesi che la Giorgio Armani S.p.A., nel 1998, ha proposto ricorso giurisdizionale ritenendo lesi i propri diritti attinenti all’omonimo marchio. Dopo un iter giudiziario plu- riennale il Tribunale di Bergamo con sentenza del 3 marzo 2003 ha dato ragione alla griffe condannando Luca Armani al pagamento delle spese processuali, ini- bendogli l'uso della parola "armani" come nome a dominio ove non accompa- gnata da elementi idonei a differenziarla dal marchio "Armani", e fissando infine una penale di 5.000 Euro per ogni giorno di ritardo nell'esecuzione della senten- za stessa. Tale verdetto, mentre ha incontrato il consenso di giuristi esperti del settore, è stata invece accolta con amarezza dal soccombente Luca Armani che ha, peraltro, trovato solidarietà sia da alcuni “addetti” del mondo Internet che da una parte del mondo politico (segnatamente il senatore dei Verdi, Fiorello Cortiana, secondo cui “la multinazionale Armani spa ha sottratto il dominio ar- mani.it al timbrificio del sig. Luca Armani” colpendo “quello che si considerava un pilastro di Internet, ovvero il diritto al proprio cognome”). Ora, mentre la causa giudiziaria non appare ancora conclusa (in quanto il sig. Luca Armani sembra intenzionato a proporre appello contro la sentenza del Tribunale), risulta di palmare evidenza che il nocciolo della questione sta nella natura o “essenza” di quello che di Internet costituisce il fulcro, cioè dei nomi a dominio (domain names nella terminologia inglese). Ebbene, poiché manca, nel diritto positivo italiano ed europeo, una di- sposizione che qualifichi i domain names, col presente lavoro si è cercato di ad- divenire ad una risoluzione soddisfacente della questione, tuttora discussa in modo controverso, prendendo le mosse dalle regole tecniche che sottendono al sistema dei domain names e analizzando le varie posizioni che sono state pro- spettate in giurisprudenza e in dottrina, con particolare riferimento alla situazio- ne italiana ma non senza gli opportuni raffronti con quanto è stato enunciato nei Paesi esteri, specificatamente dell’Unione Europea.