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Le responsabilità della crisi del 2008

La crisi del 2008 ha segnato un cambiamento nella giusta valorizzazione dello spirito d'impresa: si sono travolti i valori e i principi essenziali del liberalismo fondato sui contropoteri e l'etica della responsabilità.
Negli Stati Uniti, da un punto di vista etico le banche americane hanno avuto la responsabilità di non aver avvisato i clienti del rischio cui andavano incontro usufruendo dei cosiddetti "pacchetti ipotecari", (i mutui subprime compensati da elevati tassi di interesse, destinati ai clienti generalmente poco solvibili). In questo senso le avidità sulle prospettive di guadagno hanno prevalso sugli interessi per le persone che avevano riposto in loro la fiducia ed i loro risparmi. Questo è stato il limite del libero mercato affidato alla responsabilità morale dei dirigenti del settore. Viene da chiedersi pertanto, quanto esso possa influenzare il carattere morale delle persone, quanta autodisciplina e virtù umane devono avere dirigenti e responsabili di settori finanziari e industriali di fronte all'opportunità di forti profitti, di carriere lampo per conseguire il profitto nel breve tempo e spesso senza eccessivi scrupoli morali.
La competitività in genere è un valore, se viene inquadrata in una responsabilità sociale atta a promuovere una educazione al consumo. 
Adam Smith indica la strada di un capitalismo dove la competizione, pur fondata sul tornaconto, è inserita nel contesto di un sistema di valori più ampio, intorno ad un nucleo filantropico e di solidarietà. L'economia di una civiltà, e il grado di benessere materiale da essa raggiunto, è il riflesso del modo di pensare e di sentire di quell'umanità. Egli sosteneva che valori morali come fiducia e apertura sono parte integrante di  un capitalismo di successo, e qualora queste regole venissero violate, il sistema non funzionerebbe più correttamente.
Tratto da CORPORATE RESPONSIBILITY di Valentina Marchiò
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