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La comunicazione


La COMUNICAZIONE è l’atto del comunicare e di trasmettere ad altri.
Gli individui nelle interazioni comunicative attivano una pluralità di sistemi:
• Sistema verbale: gli individui comunicano attraverso il linguaggio verbale, ogni lingua è costituita da un codice (=sistema di segni che associa specifici significati ad ogni segno) e una grammatica (=sistema di regole, che consentono di combinare in modo corretto i segni).
• Sistema intonazionale: costituito da elementi prosodici come la durata, l’intensità, l’intonazione, il ritmo e la modulazione della voce che conferiscono al discorso una punteggiatura.
• Sistema paraverbale: segnali vocali ma non verbali come pause, borbottii, risate, sospiri, sbadigli, … che accompagnano il linguaggio verbale e contribuiscono alla definizione dei significati e fornisce informazioni sullo stato emotivo e cognitivo del parante
• Sistema cinesico: insieme di segnali inviati dal nostro corpo (la gestualità, gli sguardi, la mimica facciale)
• Sistema prossemico: uso dello spazio e della distanza con l’interlocutore come i movimenti di avvicinamento/allontanamento attraverso cui regoliamo la distanza spaziale nelle interazioni sociali. C’è l’area intima con una distanza che permette la percezione tattile, olfattiva e acustica, c’è l’area personale con uno spazio personale che circonda la nostra persona come una bolla, c’è l’area sociale che permette un movimento e infine c’è l’area pubblica dove si deve aumentare il tono della voce e la gestualità per comunicare con l’interlocutore

Questi sistemi operano simultaneamente ma hanno una loro autonomia ( sintonia semantica/pragmatica), ognuno di essi partecipa alla costruzione del significato dell’atto comunicativo. Questa autonomia rende possibile la produzione di messaggi incongruenti (contrasto tra sistemi).

La comunicazione umana soddisfa una serie di bisogni:
- bisogni fisici: la presenza o l’assenza di comunicazione può incidere sulla qualità della vita degli individui e sulla loro salute fisica e mentale
- bisogni di tipo psico-sociale: attraverso la comunicazione gli individui sviluppano il senso di identità personale e il senso di appartenenza
- bisogni di tipo cognitivo: attraverso la comunicazione le persone giungono alla comprensione e alla categorizzazione del reale (per orientarsi nel mondo)
- bisogni di tipo emotivo: attraverso la comunicazione si manifestano emozioni/stati d’animo/sentimenti
- bisogni pratico-strumentali: attraverso la comunicazione possiamo far fronte a esigenze pratiche quotidiane

Il linguaggio umano svolge una pluralità di funzioni:
• Nel 1934 Buhlee distingue tre funzioni:
1. Funzione rappresentativa: il linguaggio fa riferimento ad oggetti/eventi del mondo reale
2. Funzione espressiva: il linguaggio veicola stati d’animo/emozioni
3. Funzione d’appello: attraverso il linguaggio il parlante cerca di coinvolgere l’interlocutore

Jakobson individua sei funzioni:
1. Funzione referenziale (orientata sul contesto): il parlante si riferisce al mondo
2. Funzione emotiva (orientata sul mittente): il parlante manifesta stati d’animo
3. Funzione conativa (orientata sul destinatario): il parlante può influenzare il destinatario/interlocutore
4. Funzione fatica (orientata sul canale): permette di verificare che il contatto tra conversanti sia stato attivato, mantenuto o interrotto
5. Funzione metalinguistica (orientata sul codice): permette agli interlocutori di verificare l’impiego dello stesso codice linguistico
6. Funzione poetica (orientata sul messaggio): il testo ha più importanza del contenuto

Hollyday individua tre macro-funzioni:
1. Funzione ideativa: serve agli individui per parlare della propria esperienza del mondo esterno, è connessa col soddisfacimento dei bisogni cognitivi
2. Funzione interpersonale: funzionale alla definizione delle relazioni intercorrenti tra gli individui, serve a instaurare le relazioni, è collegata ai bisogni fisici e a quelli psico-sociali
3. Funzione testuale: serve a generare testi corretti e adatti alle particolari situazioni comunicative in cui si trovano gli interlocutori, collegata ai bisogni strumentali

Lo SPEAKING è un modello esplicativo-descrittivo proposto negli anni Settanta da Gumperz e Hymes, che sottolinea l’importanza del contesto all’interno del processo comunicativo e si focalizza sul funzionamento concreto delle interazioni. È un acronimo costituito dalle iniziali degli elementi costitutivi del funzionamento concreto delle interazioni comunicative:
S = situations: spazio-temporale e psicologia dell’evento comunicativo
P = partecipants: attori che possono assumere ruoli diversi durante l’interazione
E = ends: obbiettivi che guidano ognuno degli interlocutori coinvolti
A = act sequences: sequenze delle azioni
K = key: chiave di lettura che consente di riconoscere uno scambio
I = instruments: canali e forme di linguaggio adottati
N = norms: regole conversazionali
G = genre: genere di appartenenza proprio di ogni interazione

Schulz Von Thun ha proposto un modello della comunicazione secondo cui qualsiasi messaggio prodotto da un parlante si caratterizza come un fenomeno a quattro dimensioni, infatti ogni messaggio contiene in se 4 aspetti:
- Contenuto: relativo agli oggetti di cui parla il messaggio
- Relazione: ogni volta che un parlante si rivolge al suo interlocutore comunica la propria opinione su di lui e comunica la relazione che c’è tra i due
- Rivelazione: ogni parlante parla rivela sempre qualcosa di sé
- Appello: quando un parlante produce un messaggio intende ottenere qualcosa dal destinatario
Il destinatario non è un soggetto passivo ma gli viene riconosciuta la possibilità di dirigere la propria attenzione verso uno o più aspetti contenuti nel messaggio del mittente e reagire di conseguenza
I disturbi della comunicazione si presentano quando il mittente manda messaggi incongruenti e crea uno stato di confusione nel destinatario, il destinatario può scegliere di dirigere la propria attenzione solo su uno dei 4 aspetti del messaggio finendo per fraintendere le intenzioni del mittente.

La scuola di Palo Alto è formata da un gruppo di ricercatori, differenti tra loro per formazione scientifica e orientamento disciplinare, che nella seconda metà del 1900 in California hanno dato vita a un centro di ricerca sulla comunicazione applicata allo studio e al trattamento di alcuni disturbi psichiatrici, studiando la comunicazione umana in generale.
Il focus è l’ analisi del comportamento osservabile qui e ora nelle interazioni comunicative.
Il primo gruppo di ricerca era sotto la guida di Bateson e sviluppò la teoria del doppio legame: quando si presenta una situazione comunicativa tra due persone legate da un rapporto emotivo in cui vengono inviati contemporaneamente due messaggi incongruenti, uno a livello verbale (attraverso la parola) e l’altro a livello non verbale (attraverso i gesti, il tono di voce, ecc), la persona destinataria del messaggio non è in grado di decidere quale dei due livelli sia da considerare valido. Il secondo gruppo si sviluppa parallelamente all’altro sotto la guida di Jackson, l’obbiettivo è quello di applicare le scoperte relative alla comunicazione umana al campo della psicoterapia.
La comunicazione influenza il comportamento e ogni comportamento è comunicazione, gli individui interagiscono in modo continuo e reciproco.
Secondo la scuola di Palo Alto crede che la comunicazione è caratterizzata da una serie di proprietà semplici che hanno fondamentali implicazioni interpersonali, ovvero gli assiomi:
1. Primo Assioma: è impossibile non comunicare, ogni comportamento è comunicativo (anche il silenzio).
2. Secondo Assioma: ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione.
3. Terzo Assioma: (favola del leone e del rinoceronte) la natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti, si attribuisce all’altro interlocutore la responsabilità della disfunzione comunicativa perché si punteggiano diversamente le sequenze. Punteggiare significa dire chi ha iniziato, dare la colpa all’altro pensando che la nostra risposta sia solo una conseguenza.
4. Quarto Assioma: gli esseri umani comunicano sia con il modulo numerico (comunicazione verbale) che con quello analogico (comunicazione non verbale).
5. Quinto Assioma: tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici (stesso ruolo) o complementari (ruoli comunicativi diversi) a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza.

Ci sono 3 diversi modelli della comunicazione che prendono in considerazione dei fondamentali criteri come la direzione della comunicazione, l’unità di analisi prescelta e il modo di intendere il significato.
1. Modello lineare: spiega il funzionamento della comunicazione basandosi su uno schema semplice e lineare. La comunicazione è descritta come una successione di processi di codifica e decodifica dei messaggi. Il processo di codifica è la traduzione da parte del parlante dei significati in parole, il processo di decodificazione è la trasposizione operata dall’ascoltatore delle parole del parlante nei corrispettivi significati. Questo modello si compone di una serie di elementi e processi disposti in ordine lineare: l’emittente è la fonte di informazioni che codifica un messaggio che passa attraverso un canale di trasmissione e viene recepito da un destinatario che lo decodifica. La prospettiva è unidirezionale, viene preso in considerazione il punto di vista del parlante/emittente che è un soggetto attivo, mentre il ricevente risulta un soggetto passivo. Per questo modello è necessario un codice per a trasmissione di informazioni altrimenti si verifica un’interferenza, ovvero un rumore. Il modello lineare non tiene conto del contesto e delle implicature conversazionali (linguaggio metaforico, ironia) e il significato della comunicazione viene attribuito al messaggi.
2. Modello interattivo: non si pone come sostitutivo al modello lineare ma si presenta come un suo ampliamento. La comunicazione viene percepita anche come un processo di produzione e di interpretazione di indizi, attraverso le parole cerchiamo di veicolare una maggiore quantità di informazioni e di comunicare significati diversi rispetto a quelli che veicolano solo le parole. La comprensione del linguaggio è influenzata anche dalla condivisione o meno di un common ground fra parlanti e dal livello di consapevolezza dei partecipanti ad uno scambio comunicativo. Il destinatario in questo modello non è visto come un soggetto passivo ma ha la possibilità di dirigere la propria attenzione verso uno o più aspetti contenuti nel messaggio del mittente. La prospettiva è bidirezionale tra mittente e destinatario prendendo in considerazione il feedback (=risposta) del destinatario.
3. Modello dialogico: gli interlocutori in questo modello sono contemporaneamente mittenti e riceventi durante tutta l’interazione. La prospettiva è sequenziale poiché la conversazione è un’attività dialogica. Per comprendere un’azione linguistica è necessario considerarla nel contesto comunicativo e nella specifica sequenza dialogica. La comunicazione è una proprietà emergente dell’attività dialogica prodotta dagli interlocutori. Il significato della comunicazione è costruito e negoziato in modo congiunto e collaborativo dai partecipanti. Le persone quando parlano si capiscono perché costruiscono collaborativamente i significati nel corso della conversazione.

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