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Razza e storia. Razza e cultura


Secondo Strauss, Razza e Storia, cerca di conciliare la nozione di progresso con il relativismo culturale, nozione di progresso che indica soprattutto l’Occidente, ma siccome la diversità equivale alla diseguaglianza il relativismo può essere considerato solo in generale.
Secondo Lèvi-Strauss la diversità è funzione non tanto dell’isolamento dei gruppi quanto delle relazioni che li uniscono; il relativismo non considera le culture come universi chiusi, ma come “coalizioni” perché la storia dell’umanità è segnata dal contributo di tutte le culture, eppure la diversità delle culture non è percepita dall’uomo come un fenomeno naturale, ma come uno scandalo. Lèvi-Strauss affronta il problema dell’etnocentrismo che designa la tendenza di ogni società e cultura a correlare l’esaltazione e la difesa della propria visione del mondo al rifiuto delle costruzioni della stessa natura prodotte da mondi diversi. Dunque l’adozione di una posizione relativista è poco riscontrabile nei fatti.

In Razza e Cultura, Lèvi-Strauss parla del razzismo come di una dottrina che pretende di vedere nei caratteri intellettuali che si attribuiscono a un insieme di individui definito, l’effetto necessario di un patrimonio genetico comune, dove la fedeltà a certi valori rende insensibili ad altri valori. 


Tratto da RAZZA E STORIA. RAZZA E CULTURA di Anna Carla Russo
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