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Cultura alta, cultura popolare, cultura di massa


Il dibattito sulla cultura inizia negli anni 20, con l'avvento del cinema e della radio, con la nascita del fascismo, ed emerge negli 50 quando si afferma una vera e propria "industria della cultura" volta alla produzione e al consumo di massa. La necessità di distinguere tra cultura alta o d'elite e cultura popolare o folk, nasce dalla separazione tra società del passato e società attuale. Nella società preindustriale, a una cultura alta, identificata soprattutto nell'arte, patrimonio esclusivo di un'elite sociale, si affianca una cultura che ha le sue radici nella vita quotidiana, costituita da costumi e tradizioni locali, integrata all'interno di una comunità, cui riconosce i valori e la gerarchia. Il passaggio alla società industriale, con la creazione di una produzione industriale di massa, produce effetti negativi sulla cultura popolare.
La cultura di massa è la cultura popolare prodotta dalle tecniche industriali di produzione di massa, venduta al fine di ottenere un profitto al pubblico di massa dei consumatori. Questa nozione di cultura di massa ha dunque un carattere descrittivo e valutativo: da un lato descrive le caratteristiche che la cultura assume nel momento in cui emerge un nuovo ordine della società, la cultura di massa, dall'altro la considera negativamente come cultura degradata rispetto a un modello ideale di cultura elevata e propria dei ceti intellettuali.
Si riscontrano grandi somiglianze tra la nozione di cultura di massa e quella di semicultura proposta in Germania dalla scuola di Francoforte, i cui principali protagonisti, trasferendosi negli Stati Uniti, contribuirono con le loro idee al formarsi del grande dibattito americano degli anni 50. Alcuni esponenti di questa scuola hanno analizzato e criticato l'industria culturale, basata sui mezzi di comunicazione di massa. Con l'industria culturale, il sistema dei media veniva concepito come una vera e propria industria dove i prodotti erano standardizzati e omologati al consumo di massa. La produzione orientata alla vendita e al consumo riduce la cultura a merce, sostituendo il loro valore d'uso dei beni culturali con il loro valore di scambio, trasformandola in questo modo in semicultura ossia una cultura frammentata che si acquisisce per il prestigio che può procurare, ma che non ha più alcun rapporto con l'esperienza.
La nozione di cultura di massa identifica le nuove tendenze della produzione del consumo di cultura in una società altamente industrializzata. L'influenza dei mezzi di comunicazione di massa avviene in maniera indiretta, attraverso il leader di opinione, i contesti sociali e i gruppi in cui l'individuo è inserito. La cultura di massa però presuppone una distinzione tra cultura alta in via di estinzione e cultura popolare estesa alla maggior parte della popolazione, ma ridotta a merce di massa.
Varie ricerche hanno mostrato come tra il Tardo Medioevo e la rivoluzione industriale, la cultura popolare fosse diversificata e come il popolo non possedeva una cultura omogenea. Si identificava secondo i modi di vita delle classi subordinate, dalla campagna e la città e, all'interno di questi ambiti, secondo i mestieri (contadini ricchi-poveri, pastori, artigiani). Molti gruppi avevano il loro santi, feste diverse. Tuttavia, la cultura delle classi povere non era un'imitazione di quella più elevata, ma vi era un'interazione tra le due. Per mettere in comunicazione cultura dotta e cultura popolare esistevano delle persone che venivano chiamate intermediari, persone semi istruite, come i tipografi avventizi.
I carattere diversificato della cultura popolare e i collegamenti esistenti tra questa e la cultura alta sono emersi anche dagli studi dei sociologi che hanno criticato l'applicabilità del concetto di cultura di massa alla società industriale moderna e hanno visto in tale concetto l'espressione di un atteggiamento elitario, tipico di intellettuali appartenenti alla classe media superiore.
Le definizioni di cultura alta e popolare non sono comunque stabili, ma cambiano nel tempo, infatti ciò che sembra tipico di una cultura alta può diventare pian piano patrimonio della cultura popolare e viceversa (ricerca sulle commedie di Shakespeare).
Va tenuto presente che quando si parla di cultura popolare e di cultura alta in genere si fa riferimento ai prodotti culturali, che costituiscono una forma della cultura, molto importante nella società industriale, che è stata chiamata “cultura documentata”: i prodotti culturali esistono sia come artefatti sia perché eseguiti o mostrati a un pubblico di spettatori (cinema, televisione, musica).
Tratto da SOCIOLOGIA DEI PROCESSI CULTURALI di Manuela Floris
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