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Il declino dell'uomo pubblico


Il processo di restringimento della sfera pubblica o "declino dell'uomo pubblico" (così come lo chiama Sennet), che ha caratterizzato gran parte del secolo, ha colpito la vita della classe operaia, che ha accentuato il proprio ripiegamento nella sfera familiare. Inoltre, anche se i confini di classe sono più mobili e permeabili, non è venuto meno il carattere di classe di molti orientamenti culturali. Un esempio di ciò si trova in due ricerche:
1) condotta dall'antropologo Goody, sul rapporto tra cultura culinaria e classi sociali;
2) condotta dal socio linguista Berstein su linguaggio e classi sociali.
Entrambe le ricerche, pur essendo diverse, trattano di aspetti culturali ad alta stabilità e permanenza nel tempo, come sono appunto i codici linguistici delle norme legate alla preparazione dei cibi e alla convivialità.
La ricerca condotta da Goody negli anni '80, era una ricerca comparata sulla cultura culinaria delle maggiori società dell'Europa e dell'Asia, associata alle gerarchie sociali. Nelle epoche passate e nelle società pre-industriali la forma estrema di questa differenziazione si trova nell'attribuzione di cibi specifici a specifici ruoli, uffici o classi (i cigni infatti erano il cibo della casa reale inglese, il vino col miele quello della nobiltà dell'Etiopia, ecc.). Esisteva inoltre un divario enorme tra la dieta dei contadini, che consisteva in datteri, vegetali e occasionalmente pesce, e la cugina elaborata delle classi dirigenti che non riguardava solo la quantità, ma anche la qualità, la complessità e gli ingredienti impiegati. I cambiamenti successivi che ebbero luogo, fecero sì che l'opposizione tra alto e basso prese una forma differente, più strettamente legata al consumo che alla nascita. La grande forza del cambiamento fu l'industrializzazione del cibo che estese ciò che era targato classe media attraverso un processo di borghesizzazione dell'intera cultura del cibo, grazie al fondamentale supporto del Mass media.
Le ricerche condotte da Berstein negli anni 70 dovessero confrontarsi con l'ampia questione del rapporto tra codici linguistici e classi sociali. Egli sostiene che i bambini della classe operaia, attraverso la socializzazione, acquisiscono un codice ristretto che realizza significati dipendenti dal contesto, basati su ruoli comunalizzati; i figli di classe media assumono invece un codice elaborato che si basa su ruoli individualizzati, su significati resi espliciti e indipendenti dal contesto. Tuttavia nelle società industriali complesse, dove è maggiore la divisione del lavoro, l'esperienza della competenza linguistica dei bambini di classe operaia è sottovalutata e disprezzata, soprattutto nell'ambito scolastico che si fonda sulla trasmissione del codice elaborato. Pertanto, il diverso rendimento dei bambini di classe operaia e classe media non è dovuto a un deficit di capacità intellettive dei primi, ma esso risulta legato alle sensibili differenze di classe nell'uso del linguaggio.
Tratto da SOCIOLOGIA DEI PROCESSI CULTURALI di Manuela Floris
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