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La ricerca di Joan Woodward: la tecnologia come criterio tipologico


Si scorge una tendenza ad indagare quali sono le risoluzioni ottimali per il successo economico tra l’assetto organizzativo e una serie di variabili strategiche.
È possibile distinguere nella teoria delle contingenze due principali indirizzi di ricerca: il primo sviluppò lo studio delle connessioni tra strutture organizzative e variabili interne, in particolare tecnologia e dimensioni. Il secondo indirizzo approfondì lo studio delle connessioni tra struttura organizzativa e alcuni caratteri dell’ambiente esterno concettualizzati lungo la dimensione della prevedibilità contrapposta all’imprevedibilità delle relazioni ambientali.
Il merito di Woodward fu di aver condotto una ricerca su 100 imprese.
I dati raccolti confermarono che esisteva un’ampia varietà di situazioni organizzative; ma comunque non esisteva nessuna connessione significativa tra le variabili organizzative e le altre.
Tutto appariva casuale, privo di logica, soltanto quando Woodward decise di distinguere le imprese in base alla tecnologia, i dati cominciarono a prendere forma.
Ella trovò che gli obiettivi di produzione di un’impresa determina il tipo di tecnologia usata; vi sono tre principali classi di imprese:
imprese addette alla produzione di singole unità o di piccola serie: artigiani, abbigliamento di lusso, cantieristica navale, prototipi su ordinazione
imprese addette a produzioni di massa o di grande serie: auto, elettrodomestici
imprese addette a processi di produzione continua, ossia industrie di processo: raffinerie di petrolio, produzioni chimiche
Quanto maggiore è la complessità tecnologica, tanto più i processi di lavorazione sono predeterminati. Nelle industrie di processo i risultati sono esattamente prestabiliti (tempi, procedure, qualità ecc).
Nelle industrie a grande serie, vi sono rilevanti problemi organizzativi poiché il lavoro esecutivo è soprattutto umano. Qui si concentra la maggiore organizzazione tayloristica con le maggiori tensioni sociali. Le squadre operaie sono molto ampie e le incombenze dei capi intermedi riguardano molto di più la sorveglianza del lavoro subalterno che non gli interventi tecnici.
Nelle industrie a prodotti unitari o di piccola serie, i rapporti con il vertice sono spicci e informali con controllo gerarchico ridotto al minimo.
Tratto da STORIA DEL PENSIERO ORGANIZZATIVO di Priscilla Cavalieri
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