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Clemente Rebora – O poesia...


I Frammenti Lirici escono nel 1913, opera di punta del cosiddetto vocianesimo o espressionismo italiano. Il titolo stesso della raccolta è significativo: Frammenti. È vero, infatti, che la letteratura espressionistica si esprime di norma attraverso frammenti, rilasciandoli come punte da un tutto, oppure, con contraddizione sintomatica, attraverso colate magmatiche.
Sono caratteristiche ritornanti della lingua poetica di Rebora:

Il dialettalismo lombardo o comunque settentrionale: cagnara, vigliacco, sterco, catenata.
Il lessico morale: malizia.
I verbi intransitivi trasformati in transitivi, o meglio, causativi: divampa, conflagra, sguazza.
Le antitesi: orgia senza piacere, poesia di sterco e di fiori, ti levi a tacere.
Le coppie: indefinito e deserto, lucra e svaria, soffre e accieca.

La poesia è una colata di 34 versi, divisi in due periodi al verso 20 e collegati dai tu  del verso 12 e 24, compattata da una serie di anafore e versi parallelistici a cumulo. Si osservi soprattutto il segmento iniziale, 1 – 11: il parallelismo di o poesia... più forte tra 1 e 6, contiene, a scatole cinesi, 4 + 4 frasi anaforiche introdotte da che, a loro volta contenenti 2 + 2 distici similari: primavera esalta, estate assalta; speranze...del cielo divampa, tripudi...della terra conflagra; sguazza fanghiglia d'autunno, spezza ghiaccioli d'inverno.
La similarità delle aggregazioni verbali può essere sottolineata dalle stesse misure di verso: senza entrare troppo nei dettagli, si indicherà che la base è l'endecasillabo, che apre e chiude il testo, ma può allargarsi a tredecasillabi con ritmo anapestico costante, che sottolinea i blocchi verbali 4 – 5 e 9 – 10, o restringersi a novenari, ottonari, settenari e soprattutto senari, questi ultimi a scandire la marcia della fanfara.
Non mancano neppure le rime, seppure in genere facili, a cui si dovrebbero aggiungere quelle semantiche già intraviste: esalta – assalta ad esempio; quelle in -ino, in -ezza, in -ata.
È un componimento che contemporaneamente assume su di sé la contraddizione e il negativo e li trascende. La poesia può consistere solo in quanto conservi anche tutti i tratti impuri derivanti dalla sua irrimediabile mondanità, dal suo essere fatta di fango come Adamo, dal suo essere immersa nella ruvida realtà di Rimbaud, e così il poeta.

Tratto da STORIA DELLA LINGUA ITALIANA di Gherardo Fabretti
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