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Francesco Petrarca - Laura -

Francesco Petrarca - Laura -


Come dichiara il congedo e l'ambientazione stessa, la canzone è una pastorella, dunque teoricamente di stile mezzano come il componimento precedente del Canzoniere. La struttura metrica è fedele al genere: Petrarca riprende come di norma dalla pratica di Dante gli artifici del verso iniziale della sirma che rima col finale della fronte (la concatenatio pulchra) e della rima baciata conclusiva della stanza (combinatio), e tipicamente dantesco è anche il numero dei versi della stanza, tredici.
A differenza di Dante, però, Petrarca costruisce una stanza “leggera”, nella quale prevalgono i settenari, e che con due settenari addirittura comincia; Dante al suo posto avrebbe proceduto in maniera opposta, dando all'endecasillabo la posizione iniziale. Petrarca, ancora, si tiene lontano dal lessico troppo ricercato, attestandosi su una posizione mediana, senza impennate e senza rime aspre o ricercate, esclusa qualche paronomasia. Discorso diverso, però, per la sintassi e il rapporto di questa con le partizioni metriche. Nessuna stanza è sintatticamente uguale alle altre e se la sintassi delle prime due e della quarta si conforma alle divisioni interne dello schema metrico (volute di 6 o di 3+3 versi nella fronte ecc...), nella terza si danno due periodi di 6 versi e mezzo che spezzano non solo la stanza a metà del verso di concatenazione ma anche l'intera sequenza di cinque stanze, organizzate così in due metà esatte; nella quinta stanza, infine, ad un primo periodo di tre versi ne segue uno protratto di otto contenente un forte iperbato in inversione (Così carco d'oblio...m'aveano) che scavalca ancora la fronte e isola il distico finale come se fosse una sentenza.Notiamo però anche che la sintassi è fondamentalmente normale e scorrevole nelle due stanze stanze riguardanti il ricordo dell'idillio (prima e quarta) mentre si fa tesa e convoluta nelle due che più riflettono lo stato e il destino del poeta (terza e quinta). In ogni caso la sintassi, coi suoi rapporti non sempre simmetrici col metro, introduce un tratto di stile alto che contraddice la mezzanità pastorale dell'insieme. Lo spazio della poesia è dinamico, risente del contrasto fra astrazione spaziale e fisicità aggressiva di gesti e azioni. Con questo componimento entriamo in uno spazio certo stilizzato, ma preciso, un vero paesaggio i cui elementi appartengono uno per uno alla figuratività petrarchesca in genere ma che qui è visto nella forma di un tutto unitario e organico, come già indicano l'avverbio del verso 12, che raccoglie in uno gli elementi staccati nell'enumerazione, e ancor più il fatto che nella prima e quarta stanza quel paesaggio venga ripreso da un'angolatura diversa, prima paziente e poi agente.La donna è ritratta in un plen air che anticipa di non poco l'iconografia della pittura d'età umanistica e si lascia alle spalle di molto quella della lirica duecentesca. È anche significativo che la fonte più netta del paesaggio e del rapporto donna – paesaggio del componimento siano passi di un'opera narrativa, la Comedìa, cui si allineano opere parimenti narrative di classici (Virgilio, Ovidio, Claudiano) a dirci che nella lirica anteriore a Petrarca qualcosa del genere non era possibile.La donna perde ogni staticità, si muove e agisce e dunque finalmente si vede; colta in tutta una serie di gesti aristocratici ma concreti attraverso i quali si disegna una sua perfetta armonia con la natura, una natura che diviene, ancor più della metonimia di Laura e il luogo d'elezione d'Amore (51 – 52) l'espansione stessa della sua bellezza e la sede della sua collocazione in trono, ma senza perdere per questo visibilità e specificità.In questa atmosfera di contemplazione profana (la parola chiave è bello, presente sei volte) non sorprende che gli aggettivi tipici della poetica stilnovista e della sacralità vengano attribuiti ad aspetti o atteggiamenti della donna o a elementi della natura che l'accoglie: gentile è il ramo, angelico il seno, sacro l'aere e umile Laura stessa.Non meno nuovo, anzi, del senso dello spazio è in questa canzone il senso del tempo, tipico di chi ha meditato a fondo Agostino. Intanto il tema topico della lontananza è rovesciato: non lo stesso tempo in luoghi diversi ma lo stesso luogo in tempi diversi. Non è solo un presente che si ripiega sul passato come memoria e si apre ugualmente sul futuro, ma è un continuo andirivieni fra i tempi che proprio al centro del componimento (terza stanza) si stringe un un corto circuito futuro – passato, e che nella rievocazione stessa del passato conosce messe a fuoco diverse, affidate a diversi tempi verbali (perfetti nella prima stanza, imperfetti nella quarta). A questo andirivieni temporale si deve probabilmente il fatto che ogni stanza tende ad essere un riquadro autonomo, come per un continuo ripartire dell'immaginazione. Infine Petrarca ribalta o sublima il genere della pastorella, non essendoci seduzione.

Tratto da STORIA DELLA LINGUA ITALIANA di Gherardo Fabretti
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