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Esempi di pregiudizio in antropologia

La certezza crea fiducia, ma anche irrigidimento (senso comune). Può farci illudere sulla realtà perché distrae da un suo esame disincantato.
Il centrismo è l'affermazione esclusiva dei nostri interessi.
Esempi di pregiudizi sono i modelli centrici o l'assolutizzazione e naturalizzazione dei propri valori.
Cercare di conoscere i nostri pregiudizi è una sfida alle nostre sicurezze, contro cui agiscono assopimento e repressione della ragione. Significa "togliersi la corazza ideologica": ci vuole coraggio e apertura.
La metodologia del dubbio è ostacolata dal trionfalismo culturale, che tocca anche antropologi e sociologi. Alcuni autori importanti sono autori "centrici", le cui idee si basano sul concetto di progresso (ansia di futuro e orgoglio del presente):

- Darwin e la teoria dell'evoluzione umana (evoluzionismo sociale)
- Lewis Morgan (1800) suddivide lo sviluppo dell'umanità in 9 periodi (stadio selvaggio – antico, medio, recente – stadio barbaro –antico, medio, recente – stadio civile – antico, medio, recente)
- Schmidt (prima metà ‘900) non era un evoluzionista, ma al contrario uno storico culturale.

Il trionfalismo culturale è espressione di un bisogno di cultura.
Cultura: le concezioni della realtà, le sensibilità che assorbiamo o che ci vengono imposte nell'interazione sociale.
La complessità degli aggregati sociali fa si che ci siano anche sottoculture o opposizioni: pluralità di modelli interconnessi, in ogni gruppo.
Stabilità dei modelli: trasmissione personale dei modelli (con processi interculturativi + controllo sociale)
Progresso: prodotto da fattori sia endogeni che esogeni. 
Trasformazione culturale: in occidente, nelle varie forme culturali, si è sviluppato un humus di produzione dei pregiudizi.
Modelli culturali di orientamento all'azione: divisioni anche interne alle stesse società (chiusure)
Cultura: elemento indispensabile e bisogno di situarsi intellettualmente nella realtà a complemento di bisogni materiali.
La cultura dà la certezza che operare in un certo modo sia normale: giustificazione o razionalizzazione dei nostri interessi.
Ci sono livelli cumulativi nelle culture (conoscenze che si perfezionano con il tempo in ogni sapere) e i contenuti non sono condivisi in egual misura dai membri. La cultura è patrimonio di un gruppo, ma anche di fatto "patrimonio psichico esperienziale individuale".
La cultura è un bisogno. La cultura stabilisce il collegamento tra me e gli altri, individuando che c'è qualcosa in comune per cui posso comunicare. Mi libera dal buio che ci sarebbe intorno a me se non sapessi che ci sono persone che intendono i miei segnali e di cui io intendo i loro. Questo però genera anche stati di ansia e frustrazione perché non comprendo tutti, ne sono compreso da tutti. Ma mi dà delle sicurezze che mi fanno raggiungere uno stato di tranquillità: ho un sistema di interpretazione: ogni sistema diverso dal mio, lo manda però in pezzi, perciò ne sono in qualche modo geloso. Ma guai a chi si abbandona completamente alla cultura, perché in questo modo, senza che ce ne rendiamo conto diventa nostra padrona, addormenta la nostra libertà, ci estranea dalla ragione e dalla responsabilità, facendoci rinunciare alla nostra autonomia. Dunque la cultura è anche un rischio.
I modelli culturali che assorbiamo tramite l'interazione con i nostri simili costituiscono un grande sostegno e risparmio per il nostro lavoro intellettivo. Ciò è comodo e legittimo, a patto però di ricordarci che la memoria culturale che utilizziamo è prodotto di un dato momento storico: di conseguenza il suo contenuto, elaborato peraltro da soggetti concreti storici fallibili come tutti gli uomini, deve essere sempre messo in discussione.

È opportuno distinguere tra:
- errori di conoscenza per assenza o inadeguatezza di mezzi conoscitivi
- errori di conoscenza per non corretto impiego degli strumenti conoscitivi di cui si dispone
- stravolgimento consapevole della realtà per propri fini
- stravolgimento inconsapevole della verità per assenza di vigilanza critica o per la soddisfazione di interessi particolari individuali o di gruppo.
È pregiudizio ad esempio distinguere tra popoli civili e incivili perché, se per civiltà intendiamo l'insieme dei mezzi attraverso i quali un gruppo affronta i problemi dell'esistenza, nessun popolo allora è privo di civiltà, in quanto in mancanza di essa non avrebbe la possibilità di sopravvivere. 

Tratto da ANTROPOLOGIA SOCIALE E CULTURALE di Giulia Dakli
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