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Introduzione all’uomo dei topi

L’uomo dei topi è la storia di un’analisi di nevrosi ossessiva, in cui il paziente soffre di rappresentazioni ossessive, divieti, impulsi coatti e timori che gli impediscono di condurre un’esistenza normale e di proseguire nella carriera.
La gravità delle sue ossessioni si accentua durante la narrazione da parte di un superiore militare su un supplizio consistente nel far penetrare nell’ano di un condannato uno o più topi. La narrazione di questa tortura gli suscita la “grande idea ossessiva”: Il timore che tale supplizio potesse essere inflitto a due persone a lui care, il padre (morto da tempo) e una signora che ammira.
L’analisi di Freud si riferisce ai suoi divieti e rimproveri che si erano connessi con propositi e desideri di natura sessuale; infatti egli rivela la possibilità di porre le idee ossessive in una certa relazione temporale con esperienze del pz remote nel tempo.
Il metodo adottato da Freud era di dare al pz la possibilità di essere libero nella sua esposizione senza che l’analista intervenga mettendo in rilievo il nesso tra le diverse associazioni.
Nel paziente vi è la presenza di tormentosi sensi di colpa e auto rimproveri i quali si riferiscono a fatti insignificanti e una particolare correlazione che si instaura fra le rappresentazioni ossessive con indice affettivo molteplice o ambivalente e le parole ambigue che le portano a espressione. Infatti nella nevrosi ossessiva i conflitti non sono indipendenti l’uno dall’altro ma sono saldati per coppie.
Tratto da CASO CLINICO DELL'UOMO DEI TOPI di Carla Callioni
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