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Il cinema oltre il cinema


Il cinema patico è un cinema legato in maniera molto forte alle emozioni che produce. È un cinema non basato sul ragionamento, è legato alle emozioni.
I tre generi di cinema patico sono: quello di propaganda, il cinema horror e il cinema pornografico o hard core.
In comune hanno il fatto che tutti e tre costruiscono delle narrazioni fortemente orientate per suscitare delle emozioni nello spettatore

Chi guarda un documentario di propaganda verrà convinto, perché spinto verso la rabbia o la paura, dietro non c’è ragionamento o costruzione narrativa.
In un film horror la razionalità viene quasi del tutto rimossa, come alle situazioni irreali, di mostri, vampiri o zombie. Una delle scene più frequenti è la divisione del gruppo, e questo fa sì che il singolo personaggio si trovi da solo di fronte al mostro che impaurisce e sullo spettatore si genera una paura immediata, grazie anche alla luce, ai suoi extradiegetici, elementi che concorrono a costruire una percezione della paura che spinge lo spettatore a emozionarsi.
Nel cinema pornografico scompare del tutto il contesto ambientale, narrativo, scompare la storia. C’è una funzione specifica che è quella di eccitare lo spettatore e questo fa sì che l’organizzazione stessa del porno sia basata sulle scene dei rapporti sessuali, rappresentate con dei dettagli, quindi con dei primissimi piani, che serve ad aumentare l’immedesimazione nei performer e lo spettatore può provare queste emozioni immediate e superficiali.
Queste tre tipologie concorrono per costruire il cinema patico, concentrato sul pathos, su quella emozione immediata e molto forte sullo spettatore.

La considerazione che i critici avevano del cinema come di qualcosa di puro e che non doveva entrare in contatto con la impura televisione o con il fumetto, considerato come un oggetto commerciale, è del tutto superata. Oggi si è andati in una dimensione di transmedialità, cioè di prestito tra un medium e l’altro, cioè prestiti di caratteristiche specifiche che appartenevano a un preciso medium, oppure di passaggi sia di linguaggio che di tradizione di contenuti, come i film che si ispirano a fumetti, come SinCity.

Un altro elemento è quello del flusso audiovisivo, sempre più abbiamo abbandonato il concetto di palinsesto, a favore di un flusso audiovisivo quasi indifferenziato, non ci sono più buchi narrativi, c’è una fluidità continua, che rimette in discussione i singoli contenuti.
Per esempio, alla fine di un contenuto su Cartoon Network, abbiamo una picture in picture, che ci mostra ciò che verrà dopo senza una soluzione di continuità. La stessa cosa avviene su MTV, Real time o cielo, non c’è più il nero tra un programma e l’altro, c’è un flusso continuo che fa sì che lo spettatore scelga sempre meno il singolo contenuto, ma entra in relazione con questo flusso, con la rappresentazione continua, deve adattarsi e rimodulare la propria fruizione, magari con l’uso del telecomando quindi con lo zapping.

La rilocazione si riferisce al fatto che oggi i display sono dei display che emanano luce, quindi si tratta comunque di fruizione di un film?
Oggi tutto ciò che vediamo, lo vediamo nei tablet, nei telefonini, nei pc, sempre meno la gente va al cinema.
La fruizione avviene quando la facciamo intenzionalmente, quando ci disponiamo come spettatori di fronte a uno spettacolo audiovisivo che avviene a nostro favore.
Tratto da CRITICA DEL CINEMA di Nunzia Marullo
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