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L’intenzione documentaria


Ogni rappresentazione audiovisiva è simultaneamente testimone infallibile e fabbrica dei sogni. Cioè contiene nello stesso momento singoli dati di realtà e prevede una organizzazione generale dei contenuti che la rende molto simile a una narrazione, quindi a una costruzione di carattere narrativo.

L’intenzione dell’autore può essere documentaria oppure legata a un cinema di finzione cioè a una rappresentazione a soggetto. Cambia l’approccio dell’autore, del regista.
Quando abbiamo una rappresentazione documentaria facciamo in modo tale che lo spettatore percepisca il meno possibile l’elaborazione narrativa della rappresentazione, che non significa che non ci sia elaborazione o narrazione, ci sono delle scelte. Noi non dobbiamo considerare il documentario come privo della manipolazione della comunicazione, né dobbiamo considerare il cinema a soggetto o comunque il cinema della rappresentazione fizionale come un elemento deteriore e di manipolazione della realtà. Le due cose sono compresenti e sviluppano una comunicazione.

L’intenzione documentaria è di rappresentare la realtà attraverso un linguaggio documentario.
Nel documentario c’è comunque in livello della manipolazione della realtà, che ci appare accettabile nell’ottica di una vicinanza, aderenza alla realtà basata su questa intenzione documentaria del regista.
Tratto da CRITICA DEL CINEMA di Nunzia Marullo
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