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Gli anni di Agrigento


Gli scandali edilizi si susseguono a ritmo serrato. La speculazione edilizia in tutto il paese, ma in particolare nel mezzogiorno, riesce ad alimentare una rete di collusioni sempre più fitta e sedimentata. La cultura urbanistica si disimpegna; l'Inu e gli urbanisti più noti, abbandonano il campo dell'impegno civile e si rifugiano nel campo delle ricerche morfologiche.

Il suolo italiano intanto viene lottizzato (iniziativa privata). Inutile dire che le lottizzazioni non servono a colmare alcun fabbisogno reale perché fioriscono al di fuori di qualsiasi programma di interesse generale, aggravano anzi gli squilibri esistenti. Le zone investite dalle lottizzazioni sono quelle di massima concentrazione abitativa, ovvero quelle più pregiate per valori paesaggistici, le coste soprattutto. Questo meccanismo ubbidisce solo alla convenienza dei proprietari che accollano alle esaurite finanze comunali le spese per le strade, acqua, luce ecc.

«Il lottizzatore italiano - scrive Michele Martuscelli, che ha diretto l'inchiesta - non è nemmeno un imprenditore, ma un semplice mercante dei terreni»; il suo interesse per il completamento dell'iniziativa cade non appena la maggior parte dei lotti è stata venduta ed è stata intascata la differenza fra il valore dei terreni divenuti edificabili e quello agricolo originario.
La lotta è faticosa, ed è duro realizzare obiettivi che si muovono contro-corrente rispetto alle idee e ai valori che l'orientamento prevalente tende a imporre come modelli universali.

L'eccezione è in qualche modo l'Emilia Romagna dove i comuni, nonostante il sabotaggio posto in atto dagli organi tutori e dalla proprietà fondiaria, riescono a organizzare un sistema, democraticamente aperto, di pianificazione intercomunale, che rappresenta senz'altro il momento più avanzato dell'amministrazione urbanistica italiana, ed è reso possibile grazie all'omogeneità politica delle amministrazioni.

Agrigento per la sua conformazione richiama un po' Assisi. Anche qui abbiamo un territorio di notevole carattere storico, archeologico e artistico, vi è un centro storico d'impianto medioevale su un rilievo collinare circondato da territorio agricolo. L'immagine di Agrigento del 1944 rileva come la città attuale sia ancora coincidente con quella entro le mura storiche e sono modeste le espansioni. La gran parte dei manufatti post guerra sono il risultato di speculazione, non si risponderà realmente alla necessità della popolazione, ma si darà luogo a una sovrapproduzione edilizia.
Dopo la frana del 1944, i piani che si succedono sono pochi e scadenti: mirano a non costruire e a favorire lo sviluppo incontrollato della città. Il piano di ricostruzione si limita a un semplicissimo zoning; inoltre Agrigento è una delle città che si fa inserire nella lista dei piani di ricostruzione.

Ma ecco l'avvenimento che ripropone drammaticamente l'intera questione urbanistica.
Il 19 luglio 1966 una frana di inconsuete dimensioni, improvvisa, in pochi istanti butta fuori casa migliaia di abitanti, ponendo Agrigento sotto nuova luce e nuova dimensione.
La frana è stata causata dall'enorme sovraccarico edilizio, ben 8500 vani costruiti negli ultimi anni in contrasto con tutte le norme esistenti. Mancini, ministro dei lavori pubblici, nomina una commissione d'inchiesta presieduta da Michele Martuscelli. Nel settembre la «relazione Martuscelli» è resa pubblica: “Gli uomini di Agrigento hanno errato. Il danno di questa condotta è incalcolabile per la città di Agrigento“.
L'impressione nel paese è enorme. Sotto accusa è la DC che amministra la città da vent'anni. Un aspro dibattito si accende nel Parlamento e nel paese. Un accusatore implacabile è il deputato Alicata. La DC fa quadrato intorno ai suoi uomini compromessi. Gran parte della stampa conservatrice tenta di accreditare la versione dell'«evento naturale imprevedibile». In questa tesi, in fondo, c'è del vero.

Com'è affrontata l'inchiesta?
S'indaga per scoprire questioni e soggetti coinvolti negli eventi alla base della frana. Fu fatta un'analisi capillare edificio per edificio, con la compilazione di schede accurate. Tutto ciò è poi sintetizzato dalla relazione, anche attraverso grafici che evidenziavano le infrazioni; ma non sono abusi, poiché nonostante ignorino le norme, sono stati legittimati. Da notare che le infrazioni non avvennero solo in altezza ma anche in planimetria! La commissione denunciò ventisette persone per frana colposa. Fu rilevato un sovradimensionamento del programma di fabbricazione e il sottodimensionamento di strade e servizi pubblici.

Dunque il problema non può ovviamente essere risolto che con una nuova legge urbanistica.
La «lezione di Agrigento» induce Mancini a correre ai ripari, in attesa che la nuova legge urbanistica sia emanata e che i dispositivi da essa previsti producano i loro effetti positivi, appare indispensabile ed urgente l'emanazione di norme intese a porre un freno all'attuale situazione di disordine urbanistico - edilizio. Così inizia la relazione al ddl governativo, che sarà approvato nell'estate del 1967 e sarà noto come «legge ponte».

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