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Il piano regolatore del 1969 (Bologna)


Ha per oggetto tutto il territorio racchiuso entro i viali della circonvallazione che insistono nel tracciato della cinta muraria nonché le appendici dei borghi esterni alla porte di Saragozza. All'interno del perimento fisico del centro storico sono state individuate due zone una il cui tessuto edilizio ha conservato le sue caratteristiche di integrità e l'altra costituita dal risultato delle attuazioni in particolare del piano regolatore del 1889, del piano di ricostruzione e del piano regolatore del 1958, il centro storico è considerato come un organismo unitario e non come un insieme di organismi edilizi ma il piano individua specificamente un perimetro in cui il tessuto della città antica si è conservato in misura sufficientemente completa. Ed entro questo perimetro tutti gli edifici storici vengono considerati degni di conservazione pur prevedendo una graduatoria di interventi con esclusione della demolizione e della ricostruzione. Il piano fornisce quindi la dimostrazione tecnica della possibilità reale di attuare i principio di restauro integrale anche per una città antica molto estesa.
La classificazione e schedatura degli edifici antichi non solo secondo una graduatoria dei pregi storici e ambientali, ma soprattutto secondo le caratteristiche tipologiche ha permesso di trasformare la prima schedatura dei valori storico ambientali da quantitativa in qualitativa. La conoscenza diretta delle caratteristiche strutturali ha reso possibile la messa a punto di una normativa complessa per la gestione e il controllo delle nuove destinazioni d'uso compatibili. Questo piano elaborato dagli uffici tecnici comunali dimostra che le responsabilità della pianificazione devono essere esercitate dall'amministrazione pubblica con la collaborazione di tutti i cittadini. Il piano regolatore precedente prevedeva una serie di sventramenti per far posto ai nuovi collegamenti viari e di ristrutturazione dell'antico tessuto edilizio che avrebbero alterato la città.
Gli obiettivi tecnici del piano sono diversi ma hanno come comune obiettivo la salvaguardia del centro storico e della sua immissione nella struttura della città e del territorio come parte qualificata. Si previene
• A PRESERVARE LA DISTRUZIINE DEL CENTRO STORICO
• A INTEGRARE IL PATRIMONIO ARTISTICO STORICO CULTURALE NEL CONTESTO SOCIALE ED ECONOMICO DEL TERRITORIO
• A DECENTRARE TUTTI I GENERATORI DI DIREZIONALITÀ MEDIANTE LA CREAZIONE DI NUOVE AREEE DI SVILUPPO TERZIARIO ESTERNE AL NUCLEO STORICO
• A DOTARE IL CENTRO STORICO DI TUTTI GLI STANDARD
• A RAZIONALIZZARE LA VIABILITÀ AGGANCIANDOLA ALLA VIABILITÀ TERRITORIALE

L'analisi dei diversi momenti storici dell'espansione porta a considerare il centro storico di Bologna come aggregazione di varie unità morfologiche il cui disegno era globalmente percepibile attraverso il rapporto continuo che si determinava tra il contorno limite della struttura urbana: mura, il tessuto edilizio costituito dall'insieme continuo delle case di abitazione, le emergenze architettoniche. Il nucleo più antico del entro storico corrispondente alla seconda aggregazione morfologica si configura oggi come la tipica città murata formatosi sull'impianto a reticolo di età romana. Attorno a questo nucleo si sviluppa la città rinascimentale e barocca. La scala urbana del tessuto del nucleo più antico si presenta in una dimensione ridotta in vivo contrasto con gli organismi monumentali fortemente caratterizzati e contrappunta al verticalismo delle torri medievali. La città rinascimentale barocca cambiò definitivamente lo schema tracciato a reticolo e si sviluppò lungo le direttrici radiali che erano state imposte dalla seconda aggregazione. Di conseguenza anche la lottizzazione subì un cambiamento, in particolare dapprima aveva una forma rettangolare caratterizzato da un netto prevalere dei pieni sui vuoti, successivamente si passò con la seconda aggregazione a lotti di forma rettangolare allungati, soltanto con la terza aggregazione si rileva una profondità accentuata dei lotti configurati irregolarmente e un ribaltamento dei rapporti fra pieno e vuoto. All'interno si manifesta uno spazio di orti e giardini.
Ai due diversi assetti delle tipologie urbanistiche descritte corrispondono due diversi assetti delle tipologie edilizie. Mentre all'interno del perimetro dell'abitato di età romana le singole particelle catastali hanno forme quadrangolari, con lati fra di loro non troppo disuguali, all'esterno del perimetro dell'abitato di età romana le singole particelle catastali hanno generalmente forme rettangolari molto allungate. La scala di quest'ultima espansione urbana è superiore dimensionalmente alla precedente ed è caratterizzata da ampie strade radiali porticate da un continuum architettonico. Il centro storico dunque si è rinnovato allargandosi i capisaldi di espansione urbana fecero occupare sempre territori nuovi secondo un chiaro piano d'espansione radiale: le nuove opere rinascimentali e della controriforma incentivarono nuove direzioni di sviluppo. La città antica è sempre stata largamente caratterizzata dalla residenza e la forma con cui si realizzano i diversi tipi edilizi residenziali e l'aspetto tipologico interno ed esterno che li identifica sono strettamente legati alla forma urbana.
Si sono dunque individuate diverse soluzioni operative all'interno del centro storico:
Categoria
1a e 1b: restauro
2a: risanamento e ripristino tipologico conservativo
2b: ristrutturazione con vincolo parziale
3a: ricostruzione condizionata
3b: demolizione senza ricostruzione.

Per il restauro si intendono quelle operazioni volte alla conservazione della totalità degli assetti costruttivi tipologici formali che caratterizzano l'ultimo stato dell'organismo edilizio attraverso:
• La conservazione dei caratteri formali strutturali tipologici e la loro valorizzazione
• Il ripristino delle organizzazioni urbanistiche
• Il ripristino delle parti alterate
• L'eliminazione delle superfetazioni o di parti in contrasto con l'ambiente
• Il mantenimento e il ripristino degli spazi liberi interni ed esterni.

Si deve intendere per monumento qualsiasi espressione architettonica e qualsiasi complesso ambientale particolarmente caratterizzato da singoli organismi fortemente tipicizzati, o dalla qualità del tessuto edilizio di cui consta, anche se non in relazione ad una sola epoca. Quando l'oggetto su cui si deve intervenire è un unicum al tempo stesso oggetto d'uso e opera d'arte in sé, qualsiasi intervento che ne modifichi l'assetto consolidato e storico deve potersi giustificare non sulla base del gusto né di un'alternativa personale. Il concetto di non intervenire con nuovi inserimenti sostituitivi in un contesto urbanistico o architettonico storico ben definito, non deriva da una maggiore fiducia nei progettisti del passato rispetto a quelli attuali, né risiede in una semplice ermeneutica di conservazione del patrimonio artistico e ambientale, ma trova la sua ragione d'essere nel modo con cui si affronta l'opera del passato nel tempo presente. Per opere di consolidamento devono intendersi solo quelle necessarie a convalidare la stabilità dell'edificio e non comportano modifiche o alterazioni sostanziali alla struttura dell'edificio. Per opere di restauro deve intendersi non solo conservazione dell'edificio ma soprattutto valorizzazione dei suoi caratteri architettonici decorativi. Lo studio tipologico ha portato ad individuare di tipi architettonici e delle necessità di utenza. Queste analisi mirano a livello di indagine e di rappresentazione a definire le condizioni e i margini di trasformazione delle singole categorie tipologiche individuate al momento attuale.
La tipologia edilizia è nata da una serie di funzioni dell'abitare umano, che in riferimento alla loro reciproca organizzazione e al loro significato si sono legate secondo una determinata forma spaziale e aggregazione strutturale, il cui aspetto edilizio può chiamarsi chiesa, palazzo ecc. La tipologia ha quindi un proprio ruolo nella costruzione della forma e rappresenta una costante ripetuta e definita da caratteri riconoscibili di omogeneità fisica e spaziale. Nel campo di intervento un'eventuale sostituzione o alterazione del sistema comporta inevitabilmente anche una diversa impostazione dell'organizzazione spaziale interna. Operativamente risultano determinanti per la comprensione e analisi delle caratteristiche tipologiche il sistema strutturale portante originale, i parametri dimensionali compositivi e le relative tecniche costruttive.

Categoria 2a: RIPRISTINO E RISANAMENTO CONSERVATIVO
È esteso a tutti gli elementi esterni (facciata, portici ecc.)
Alle caratteristiche tipologiche strutturali e funzionali (blocco scale )
A questa categoria corrispondono due diverse aggregazioni: la tipica struttura edilizia delle zone signorili dove gli ampi cortili formano i fulcri delle singole unità immobiliari
La tipica struttura delle zone artigianali commerciali dove molte unità immobiliari strette e profonde sono accostate fra loro mentre gli spazi aperti all'interno degli isolati si qualificano come aree ortive accorpate. Rispetto ai tipi compositivi il controllo è rivolto alla definizione dei volumi, alla partizioni dei fronti, all'ordine degli elementi architettonici significativi.

Categoria 2b: RISTRUTTURAZIONE CON VINCOLO PARZIALE
L'assetto tipologico del tessuto architettonico e urbanistico esistente deve mantenere nella nuova stesura quelle caratteristiche che gli sono precipue e al limite deve esserci un recupero di queste. La conservazione della facciata va vista come corrispondenza biunivoca fra il mantenimento della facciata e la riprogettazione della tipologia. Questa categoria è giustificata dalla postazione che l'edificio o gli edifici in oggetto concorrono con le loro parti esterne, a circoscrivere o caratterizzare un ambiente urbano, e, constatazione che l'edificio così vincolato ha subito al suo interno sostanziali alterazioni del tipo e del genere.

Categoria 3a: In questo gruppi sono stati compresi edifici recenti che non posseggono caratteristiche tali da esigere la conservazione.

Categoria 3b: Edifici sorti in aree cortilive che nella struttura del disegno urbano rappresentano dei vuoti vitali.

Una volta definiti i criteri operativi, la disciplina urbanistica di tutela prevede le seguenti modalità:
• Intervento edilizio diretto per singole unità catastali assicurando così al piano una totale flessibilità
• Intervento edilizio diretto per più unità catastali comparti subcomparti e unità minime di intervento edilizio per garantire il raggiungimento di obiettivi urbanistici. L'intervento per singoli edifici è consentito nei caso degli edifici soggetti a restauro. Per le altre categorie l'intervento singoli è permesso soltanto se gli edifici si trovano fuori dai limiti che definiscono i comparti urbanistici previsti dal piano.
Il piano definisce 13 comparti urbanistici quali aree sufficientemente omogenee dal punto di vista morfologico e funzionale nelle quali si sono individuati i singoli subcomparti e le unità minime d'intervento edilizio specifico. La definizione numerica e tipologica di questi comparti urbanistici individuati discende da altri due aspetti il grado di fatiscenza delle strutture tipologiche e il grado di decadenza della struttura socioeconomico relativa. Dalle caratteristiche morfologiche del tessuto antico di bologna discende una possibile identificazione del sub comparto di intervento: il sub comparto deve essere sufficientemente omogeneo per caratteristiche morfologiche del tessuto e per caratteristiche tipologiche e strutturali delle singole particelle catastali componenti l'insieme: possono quindi essere stralciati dal contesto dell'intervento gli edifici da restaurare e di categoria 3a in quanto di recente costruzione, poiché è di estrema importanza che il sub comparto presenti la massima omogeneità anche a livello tecnico comparativo.
• Il sub comparto deve essere sufficientemente omogeneo per caratteristiche funzionali e per destinazioni d'uso deve verificarsi anche una certa similarità di condizioni statico-igieniche
• Dal punto di vista operativo nell'ambito dei subcomparti sono state individuate delle unità minime d'intervento edilizio con progettazione unitaria obbligatoria. Dal punto di vista metodologia con la delimitazione di tali unità minime si configura come aggregazione di tipologie che per essere state costruite in modo unitario possono essere considerate unità edilizie tipologiche omogenee.

Nel caso del centro storico occorre su un indagine preliminare delle principali tipologie edilizie costituenti la compagine del centro, individuare le funzioni compatibili, congeniali alle forme edilizie esistenti e immettere queste funzioni nelle relative compagini tipologiche. In fase di elaborazione del piano si è cercato di censire tipologicamente e di definire il contenitore edilizio del centro storico e di costruire una possibile teoria delle funzioni che possono essere adattate alla parte antica della città. Si sono individuate 4 grandi categorie tipologiche suddivise a loro volta in sottocategorie le quali tendono di fornire dei modelli teorici e definiscono una base per la destinazione d'uso degli edifici antichi.

Categoria A è quella dei grandi contenitori e comprende:
• edifici specialistici nodali unici: per la particolare complessità dell'organizzazione degli spazi delle forme e delle funzioni realizzano e delimitano nella loro articolazione interi isolati (palazzo podestà, collegio di Spagna)
• edifici specialisti nodali complessi: derivati dalla varia composizione di edifici specialistici nodali semplici con corpi di fabbrica chiusi delimitando chiostri cortine ecc
• edifici specialistici nodali semplici: chiese, battisteri
• edifici specialistici seriali: caratterizzati dalla ripetizione seriale di partizioni strutturali modulari, organismi architettonici a manica porticati ( Palazzo dei Banchi, portico degli alemanni) e organismi architettonici a navata di chiesa come le stalle.
Per le peculiari caratteristiche strutturali, e per la presenza di grandi spazi interni ed esterni la destinazione d'uso dei complessi architettonici non può non essere che quella pubblica o collettiva a livello di quartiere.

Per la categoria B si definisce per la tipica organizzazione a corte intorno alle quale si articolano i corpi di fabbrica principali e secondari. La corte viene ulteriormente caratterizzata da elementi distribuitivi strettamente articolati con essa come il grande volume avvolgente il blocco scale. In base alle dimensioni dei fronti e dell'assetto particellare catastale si sono individuati nel tessuto del centro storico due differenti gruppi di organismi a corte:
• ed. A corte con fronte dai 10 a 20 m
• ed. a corte con fronte dai 21 a 50 m
Nel primo tipo alla semicorte principale organizzata con l'androne passante e lo scalone fa seguito una seconda corte di servizio o un piccolo giardino murato. Nel secondo tipo alla corte fa seguito un ampio giardino di ispirazione tardo rinascimentale o un parco di notevoli dimensioni. Le caratteristiche organizzative degli spazi e dei volumi non possono far ammettere destinazioni d'uso differenti da quelle iniziali ecco perché vengono adibite ad oggi a funzioni di tipo rappresentativo e culturale.

Categoria c: comprende quegli edifici con particolari caratteristiche tipologiche e organizzative a livello urbanistico che discendono direttamente dall'assetto storico-socio-economico dei ceti sociali minori. Le loro particolarissime caratteristiche tipologiche costituiscono valide giustificazioni per operare una loro possibile conservazione e il loro recupero:
• Sul piano del documento storico sociale
• Sul piano organizzativo strutturale intrinseco alle singole particelle
• Sul piano di una possibile metodologica d'intervento che si può dedurre direttamente dai parametri e dai moduli operativi
Una destinazione d'uso compatibili con tali caratteristiche può essere la residenza tradizionale che preveda appartamenti per studenti, famiglie ecc, in particolare le abitazioni a basso costo contribuiscono a ancorare la popolazione a basso reddito nel centro storico e conservarne l'equilibrio sociale, favorire i rapporti faccia a faccia sociali tra persone e gruppi, e attribuire al centro storico quale parte del patrimonio edilizio esistente un suo valore economico globale.

Categoria D comprende edifici privati con caratteristiche tipologiche derivate da variazioni di scala di tipi superiori o con caratteristiche che non rientrano in uno schema tipico ripetuto nel tessuto antico del centro storico. In generale la destinazione d'uso resta comunque la residenza di ogni tipo e forma o qualsiasi altra funzione ad essa associabile. Per il quartiere di abitazione si sono stabiliti normativamente gli standard abitativi, il recupero della dotazione di servizi e il verde.

Il piano di Bologna dunque inquadra la conservazione del centro in un progetto di modificazione dello sviluppo urbano: limitazione dell'espansione periferica, miglioramento e riattrezza tura dell'area urbanizzata attuale. La modificazione dello sviluppo urbano può essere messa in atto soltanto dall'amministrazione pubblica la quale deve creare gli strumenti giuridici amministrativi e finanziari necessari ad ottenere l'integrazione fra intervento pubblico e privato. L'amministrazione si propone di ottenere questo scopo con i seguenti strumenti: utilizzazione del patrimonio edilizio pubblico, convenzioni con i proprietari per finalizzare il restauro in cambio dell'accettazione degli standard edilizi e ricorso all'esproprio solo quando è impossibile un accordo tra i proprietari. Bologna dimostra che è possibile integrare i servizi nel centro storico senza alterarne la forma.

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