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Crescita e innovazione in età preindustriale


Prima l’innovazione non è che non c’era ma era poca e sporadica.
Nel periodo 1450-1750, il settore di gran lunga più dinamico è il commercio.

1. Periodo 1450-1750: il settore più dinamico è il commercio => compagnie privilegiate, nuove rotte e nuove leadership, nuova composizione degli scambi internazionali.
2. L’ agricoltura dove si concentra il 66%-95% della forza lavoro è il settore chiave per l’aumento degli standard di vita. Ma questo settore ha poca innovazione in quel periodo
3. Ambito manifatturiero con grandi innovazioni alla fine del medioevo (invenzione della polvere da sparo, la stampa a caratteri mobili - Gutenbergh metà 1400) Però tutto ciò non può essere ben verificato come impatto sulla crescita ma per esempio per la stampa ha permesso una maggiore diffusione della cultura e acquisizione delle conoscenze.
4. Il settore tessile: ha permesso di cercare nuovi prodotti come panni di lana. Prodotti di alta qualità e di lusso creati principalmente dagli inglesi, questa è innovazione di prodotto
5. Ambito di marineria: miglioramento del progetto di disegno della nave ha permesso viaggi di distanze più lunghe (la caravella che modifica la galera che non era molto adatta alla navigazione nell’oceano, la inventano i portoghesi)

Nel complesso la produttività del settore in Europa culmina nel ‘500 e declina nel ‘600, provocando stagnazione e declino demografico, con alcune eccezioni come Paesi Bassi e Inghilterra.
Anche nel settore industriale-manifatturiero la crescita e l’innovazione sono rare:
• orologi, polvere da sparo, cannoni e stampa a caratteri mobili sono le grandi invenzioni del periodo;
• Per il resto; metallurgia, meccanica strumentale, lavorazione del legno e del vetro, ecc, dominano micro innovazioni cumulative e innovazioni di prodotto (es: tessile come panno inglese).

La disponibilità di energia e la povertà dei materiali da costruzione limitano le possibilità di aumentare la produttività; Non sono rare le resistenze all’innovazione.
Le autorità temono la disoccupazione e le corporazioni frenano il progresso tecnico.
Ci sono anche ostacoli intrinseci alla diffusione dell’innovazione dai paesi d’origine ad altri contesti produttivi (es.: la cantieristica olandese del 1600).
Ci sono delle resistenze all’innovazione che sono le corporazioni, che stabilivano prezzi, quantità prodotte, procedimenti, orari di lavoro e processo di carriera. Non vedevano di buon occhio l’innovazione perché non erano loro a promuoverla, l’innovatore era visto come un sovversore, una minaccia alla loro posizione acquisita. Infatti la maggior parte dell’innovazione avviene nelle campagne dove le corporazioni non arrivavano.
Anche la politica vede l’innovazione come una possibile causa di disoccupazione e vuole difendere lo status quo. Ovviamente ci sono anche paesi che le appoggiano ma non tutti. Un altro ostacolo come detto sono le fonti di energia che in quel periodo erano l’acqua e gli animali o il vento che muoveva i mulini.
C’era un trade off tra la crescita della popolazione umana e quella animale dovuta all’abbattimento di boschi, diminuzione dei pascoli e questo porta a meno fertilità dei campi. Quindi l’aumento della popolazione porta anche alla diminuzione dell’energia produttiva.
Anche i materiali usati erano di scarsa qualità e soggetti a processi di esaurimento.

La domanda è uno stimolo all’innovazione
: nelle città vivevano poche persone e la popolazione era troppo sparsa, frammentata e frastagliata (densità abitativa) e quindi c’era poca domanda per cui l’innovatore non ha un grande mercato. Solo in alcuni luoghi abbiamo forte concentrazione di popolazione e di domanda (l’Olanda aveva molte città e quindi c’era una maggiore domanda).

Legge di Pepis: quanto più alto è il numero di abitanti dentro una popolazione tante più alte sono le probabilità che all’interno ci sia una mente geniale, inventiva. Bassa densità quindi non favorisce di certo.

L’Olanda nel 1600 ha un secolo d’oro: centro commerciale di prima grandezza e controlla molti traffici nel mondo. Ha un economia forte e fiorente e sono tra i più abili costruttori di navi.
Andavano lì molti paesi europei ad osservare i cantieri navali ma o non riescono a capirli o non riescono ad applicarlo a casa loro= il motivo è che l’utilizzo di un modello al di fuori del loro contesto demografico ed economico è perché lì la struttura sociale era organizzata in un certo modo e all’epoca era unico.
Gli apprendimenti sono localizzati e dipende da fattori sociali, culturali ed economici. Non vuol dire che non si possano trasferire ma ci vuole tempo ed adattamento.

Fino ad ora quindi c’era una crescita Smithiana quindi non dovuta alla crescita dell’innovazione ma all’ estensione del mercato più che dal progresso tecnico. Per esempio l’impatto che ebbero le stazioni ferroviarie in America che unirono la Costa Est a quella Ovest nella prima metà dell’Ottocento, si ha una forte specializzazione regionale: ad Est manifattura, a Sud lavoro schiavistico per cotone e tabacco, ad Ovest produzione alimentare. Con creazione ferrovie sviluppo molto forte per più efficiente allocazione del capitale finanziario ed umano.

Secondo Joel Mokyr no, gli artigiani difettano di adeguate basi di conoscenze scientifiche e capacità di manipolare le tecnologie attraverso analogia e ricombinazione.

L’occasionalità dell’innovazione non avrebbe consentito di entrare in crescita economica che è giunta grazie alla crescita di mentalità che arriva lentamente grazie all’ illuminismo industriale, attraverso la valorizzazione della conoscenza, utile per ridurre i costi di accesso alla conoscenza scientifica.

Tratto da ECONOMIA DELL'INNOVAZIONE di Mattia Fontana
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