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Le trasformazioni del settore dei servizi pubblici negli stati moderni


Partendo dall’epoca della prima apparizione delle imprese di servizi pubblici nei principali stati europei possiamo individuare 4 fasi e stadi temporali:
* Nascita e primo sviluppo (1850-1900). Il primo periodo vede la nascita di alcuni servizi (elettrici, trasporti urbani, trasporti ferroviari, di illuminazione pubblica, telefonici) operanti su scala comune ad iniziativa anche di imprese private, che in Italia erano rappresentate spesso da investitori esteri, sulla base di concessioni rilasciate dalle amministrazioni comunali1.
* Regolamentazione pubblica (1900-1945). Questo secondo periodo è caratterizzato dallo sviluppo del settore (anche per effetto dello sviluppo della domanda) che vede aumentare numericamente le iniziative nonché lo sviluppo e il consolidarsi di imprese che si espandono a seguito di fenomeni di concentrazione produttiva, economica e finanziaria (settore elettrico, ferroviario e telefonico). Questo periodo è caratterizzato inoltre dai primi tentativi di definire una normativa per esercitare il controllo pubblico sulle attività del settore tanto su scala nazionale quanto su scala locale. In questa fase il ruolo dello Stato fu quello di codificare un sistema organico di diritti e doveri formali, in base ai quali regolare i rapporti tra gli individui, tra questi e le istituzioni e tra le istituzioni stesse.
Sotto il profilo operativo lo Stato dette luogo anche ad interventi diretti di tipo imprenditoriale che si sostanziò nella creazione di imprese-organo (Aziende Autonome Statali) che pur conservando una certa autonomia contabile, non godevano di alcuna reale libertà decisionale e strategica. (es. Monopolio dei Tabacchi, delle Poste e Telecomunicazioni); la naturale evoluzione delle “imprese-organo”portò successivamente alla formazione di aziende o amministrazioni autonome (l’Azienda Statale per i Servizi Telefonici, l’ANAS, l’Azienda delle Ferrovie dello Stato).
* Pubblicizzazione del settore (1945-1985/90). Il terzo periodo si caratterizza per l’ulteriore sviluppo di sviluppo e diffusione del sistema di servizi pubblici sia in termini di domanda, sia in termini di numerosi imprese, che, infine, in termini di tipologia di servizi. In questa fase si assiste alla quasi completa ed integrale pubblicizzazione delle imprese tanto su scala nazionale (Enel, Ferrovie, Telefoni) quanto su scala locale attraverso l’acquisizione delle gestioni e delle aziende di servizi da parte degli enti Locali (soprattutto Comuni). Questo modello fu definito dello “Stato sociale del Benessere” (Welfare State2) o “Stato dell’intervento attivo in campo economico” e ha visto un’ampia applicazione dei suoi principi in tutti i paesi europei dagli anni 50 agli anni 80. La sua origine p riconducibile a specifici modelli ideologici, dalla concezione liberale-interventistica (tra cui l’interventismo keynesiano) alla versione cristiano-sociale, e infine all’impostazione marxista.
In questa fase si sviluppò e crebbe fortemente una figura di Stato imprenditore, gestore delle attività economiche tramite imprese pubbliche.
* Deregolamentazione e Sviluppo della concorrenza e Privatizzazione (dal 1985 ad oggi). Il quarto periodo è caratterizzato da un insieme di scelte di deregolamentazione, privatizzazione e concorrenza; esso si fonda sulle necessità di avviare cambiamenti per promuovere lo sviluppo dell’efficienza produttiva e dell’efficacia delle aziende operanti nel settore dei servizi pubblici (in un’ottica di economicità), di assecondare i presupposti di legittimità dell’interesse generale (bisogna dimostrare che il servizio pubblico soddisfa l’interesse generale meglio dell’iniziativa privata a condizioni economiche comparabili). Questa fase potrà dirsi completa quando alle “concezioni nazionali del servizio pubblico” si potrà sostituire una “concezione comunitaria” dello stesso.
In tale ultimo periodo lo Stato moderno si è orientato verso un modello definibile “della qualità della vita o dei servizi”, che a sua volta si può suddividere in 2 distinte sottofasi:
lo “Stato dei servizi”, nel quale diventa centrale l’efficienza dell’amministrazione pubblica nel produrre servizi corrispondenti alle richieste della collettività
lo “stato regolatore, dove si attua un ridimensionamento dell’intervento pubblico, per cui l’”amministrazione è meno coinvolta nei processi di produzione tecnica, concentrando la propria attenzione sul governo dei comportamenti economici di altri soggetti
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