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Conoscenza della natura per gli stoici



Per gli stoici la conoscenza della natura è importante. Ci sono correnti eretiche come quella di Aristone di Chio, che diceva che a far parte della filosofia non erano solo i precetti ma solo un certo numero di principi di morale, i dogmata, perchè la ragione da sola era capace di sapere cosa fare. Ma lo stoicismo è molto associato ad imprese di carattere conoscitivo. Ma cosa intendono gli stoici quando dicono di subordinare tutto il sapere all’arte di vivere, dirigere lo sguardo verso sé e al contempo associano a tale conversione il percorso dell’ordine del mondo? Seneca scrive molto, criticando la vanità del sapere in testi come il De Tranquillitate, dicendo di abolire la curiosità e le dispersioni nelle lettere a Lucilio e di meditare partendo da sentenze. Poi ci sono testi che criticano l’inutile insegnamento tradizionale ed il suo incerto nozionismo. Nelle Questioni Naturali, scritte a 60 anni dopo il ritiro dagli affari, Seneca attraversa tutto il mondo. Il 1°libro è sul cielo, poi l’aria, ecc.. Infine le meteore, come in risalita. Nelle lettere di accompagnamento all’opera scritte a Lucilio pone la questione su che senso abbia parlare di queste cose: quale sia lo scopo del percorrere il mondo e ricercarne le cause e i segreti.
Anzitutto l’età: Seneca dice di esser vecchio, quindi deve affrettarsi a compiere la sua vita. Ha perso tempo sui vana studia e deve compiere velocemente un labor. Deve quindi dedicarsi a sé, spostare lo sguardo su di sé, assumersi come oggetto di contemplazione. Quindi perché astri e meteore? In verità il sapere storico da cui mi devo distogliere sono i re e le loro imprese. Meglio vincer le passioni che raccontare quelle altrui con enfasi. Si rischia di considerare grande ciò che non lo è. Importante è invece l’exemplum storico, come la modestia di catone. Non si elimini dunque la conoscenza della natura, ma la conoscenza storica del tipo cronaca storica di prima. Quindi cosa è veramente grande nella storia? Il trionfo sui vizi, e i pochi che sono riusciti ad esser padroni di sé, le anime ferme e serene, pronte a morire. 3 forme tradizionali di lotta: interiore che corregge i vizi, esteriore che affronta avversità e voluttà. Poi vien detto di non perseguire beni passeggeri ed esser pronti a morire: questo è il criterio con cui riconoscere la bona mens. Quindi gli obiettivi della moralità stoica si posson perseguire solo se vi è conoscenza della natura, conoscendo la totalità del mondo, insomma dopo aver percorso il grande ciclo del mondo.
Tratto da ERMENEUTICA DEL SOGGETTO di Dario Gemini
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