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Cura di sè in Marco Aurelio e Frontone



Gran parte dei testi sulla pratica di sé che abbiamo sono dalla parte dei direttori. Eccezione: la corrispondenza di Marco Aurelio con il maestro Frontone, un maestro di retorica. È una lettera in cui Marco Aurelio racconta l’intera giornata:
- troviamo i dettagli sulla salute, regime del sonno e alimentazione;
- doveri familiari e religiosi e occupazioni agricole. Si lavora in campagna usando l'attività in qualità di esercizio, per formare se stessi;
- ci son poi gli elementi connessi con l’amore. C’è il confronto tra amore tra uomini e donne. Dietetica, economica ed erotica insomma, come nell’Alcibiade.
La cura di sé però in Platone non si identifica con nessuna di queste 3 cose. Ora questi 3 ambiti sono occasione per mettersi alla prova, appaiono come ambiti di applicazione della pratica di sé. Poi ci son riferimenti all’esame di coscienza, al rendere ragione al maestro. La pratica di sé insomma diviene una sorta di relazione sociale, definendo una nuova etica del rapporto verbale con l’altro. Qui emerge la parresia come comportamento verbale con l’altro nella pratica di coscienza.

Tratto da ERMENEUTICA DEL SOGGETTO di Dario Gemini
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