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Il sè di cui occuparsi



Socrate pone una questione: è facile ingannarsi rispetto al sè di cui ci si deve occupare. Emergono qui 2 questioni: qual'è il sè di cui occuparsi? che forma ha tale cura? mentre il 1°riferimento allo gnothi era per prudenza, qui emerge un altro livello. Risposta: bisogna occuparsi della propria anima. In Cratilo, nel fedone e nell'apologia si dice questo. L'inverso del procedimento della Repubblica. il solo elemento che si serve davvero del corpo è l'anima, l'anima intesa come soggetto dell'azione, come ciò che si serve del corpo. Servirsi è la traduzione del verbo khrestai = mi servo. Platone non parla dell'anima sostanza, ma dell'anima soggetto. Quindi la cura di sè si svolge sull'anima come soggetto, e va distinta dall'attività del medico (dietistica - si cura solo d corpo), dall'economia (si occupa dei beni), e dall'attivita dell'amante (si occupa del corpo). Socrate, invece, si occupa dell' anima di alcibiade. Rapporto con il maestro. Egli cura la cura che il soggetto ha di sè. Queste 3 linee evolutive andranno poi in 3 direzioni diverse. Ci sarà un modo in cui cura di sè e medicina si rapporteranno, ed in età ellenistica la dietetica diverrà una delle forme principali della cura di sè, intesa come regime generale di esistenza del corpo e dell' anima. Verrà sviluppato anche il rapporto con l'attività sociale valutando la compatibilità tra cura di sè e tali doveri. Verrà posto infine il rapporto con la relazione amorosa, e l'erotica sarà lentamente dissociata dalla cura di sè, come aspetto portatore di turbamenti e inquietudini.
Tratto da ERMENEUTICA DEL SOGGETTO di Dario Gemini
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