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Dubbio come strumento metodologico in Cartesio



È l prima regola del metodo quella che sta al principio della speculazione cartesiana: bisogna accettare soltanto ciò che risulta “evidentemente” vero. Questo invita chi è in cerca della verità a sospendere ogni forma di giudizio per evitare di cadere in errore. A questo punto l’unico modo per procedere su questa via è trasformare il dubbio stesso in uno strumento metodologico. Nel momento in cui mi impegnerò a dubitare di tutto e qualcosa si sottrarrà al mio dubitare, beh quella cosa sarà necessariamente evidente e quindi certa. La prima cosa di cui si deve dubitare sono i sensi. Così come talvolta essi ci ingannano, perché escludere che essi possano ingannarci sempre? Allo stesso modo dobbiamo dubitare persino della nostra esistenza corporea perché non è detto che la realtà che ci circonda non possa essere il prolungamento di quella che costruiamo nei sogni. Bisognerà infine dubitare delle stesse certezze matematiche perché non è da escludere che Dio possa permettere che io stesso mi inganni o che esista un genio maligno che goda del mio errore. Cartesio in questo modo giunge all’intuizione per la quale pur dubitando di ogni cosa, anche la più certa come è considerata la matematica, non potrò mai dubitare del fatto stesso che io esisto. Ma se è evidente che dubito è altrettanto evidente che io penso.
Tratto da FILOSOFI DELL'ETÀ MODERNA di Carlo Cilia
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