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Giudizi sintetici a priori in Kant


Giudizi sintetici a priori rimasti ignoti a Hume sono ciò a cui Kant arriva per spiegare in che modo possa la conoscenza giungere a validità scientifica; sono quei giudizi  nei quali la sintesi tra soggetto e predicato si fonda su un principio a priori interno al soggetto conoscente che non rischia di scadere nel particolare e allo stesso tempo è in grado di apportare nuova conoscenza. È su questi giudizi che deve fondarsi tutta la fisica e anche la matematica. 
Ancora in opposizione a Leibniz e in questo caso a Locke la matematica si fonda su giudizi sintetici poiché nella somma 5 + 7 = 12 il risultato non è già implicito nella somma come voleva Locke ma risulta dalla sintesi progressiva che il soggetto opera intuitivamente aggiungendo al numero 7 a una a una le unità che compongono il numero 5. anche la metafisica allora dovrà basarsi su questi principi così che le tre domande che Kant si pone all’inizio della sua opera sono riducibili ad una sola: come sono possibili giudizi sintetici e priori? Le connessioni necessarie che costituiscono la conoscenza allora non dipendono dall’oggetto che di per sé ne è privo, ma dal soggetto che nell’atto conoscitivo proietta sull’oggetto la propria capacità sintetica. 
La rivoluzione copernicana della filosofia dice Kant deve allora consistere nell’occuparsi non più degli oggetti in se stessi, bensì degli elementi a priori che nel oggetto rendono possibile la costituzione e la conoscenza di quegli oggetti: una simile filosofia è detta filosofia trascendentale.
Tratto da FILOSOFI DELL'ETÀ MODERNA di Carlo Cilia
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