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Idee innate, avventizie e fittizie in Cartesio



I suoi contemporanei gli mossero una critica basata sul fatto che il sillogismo di cui si serve Cartesio e di cui è espressione il termine ergo in realtà si basa su premesse indimostrate in maniera certa (ossia il fatto che tutto ciò che si pensa esiste - io penso - dunque io esisto). In realtà Cartesio risponde all’obiezione precisando che non si tratta di una verità raggiunta attraverso ragionamento, ma di un’intuizione che il soggetto pensante ha nel momento stesso in cui utilizza la facoltà che gli è più propria, il pensare. L’io è dunque certo di pensare e dunque di esistere. Oltre che della propria esistenza il soggetto è anche certo delle proprie idee che sono per Cartesio l’oggetto immediato del pensiero stesso, cioè le rappresentazione che il soggetto ha necessariamente nell’atto del pensare. In questo senso egli non riconosce alcuna autonomia (come aveva voluto Platone) ad esse ma le considera assolutamente dipendenti dall’atto del pensare proprio dell’oggetto: senza il pensare non ci sarebbero idee. Distingue tre tipi di idee:
innate che corrispondono a verità conseguibili con il solo esercizio del pensiero
avventizie che sembrano provenirci dall’esterno (gli oggetti d’esperienza)
fittizie sono quelle inventate dal soggetto stesso
Tratto da FILOSOFI DELL'ETÀ MODERNA di Carlo Cilia
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