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Razionalismo di Cartesio



L'unica prospettiva filosofica sostenibile è il razionalismo. La cultura della tradizione (sia Aristotelica, che Platonica), con il loro sapere retorico, verbalistico, non hanno più senso. Cartesio non può sopportare che basta parlare della realtà per conoscerla, e ancor peggio per trasformarla. Tra le scienze della tradizione, che egli critica, vi è la logica aristotelica (considerata inutile), la poesia e la storia, che non è una scienza, quindi è inutile. Si pone il problema della certezza delle scienze, con quello della storia. Per Cartesio se una verità non si può costruire con modelli matematici, non è vera. Con Vico, poi, attraverso la ragione, la storia diventerà scienza. Per il filosofo francese, dunque, solo matematica e fisica da un punto di vista logico e dimostrativo sono perfette, egli. capisce che il sapere tradizionale non è un sapere veritativo, nessuna esperienza certa può nascere dall'esperienza empirica, attraverso i sensi. La visione di Cartesio è profondamente radicale, ed è per questo che dice che bisogna applicare 1'epochè (la sospensione del giudizio, praticata e introdotta dagli scettici). Se non possiamo avere un criterio di certezza, la verità non esiste, e se non esiste è inconoscibile, possiamo dunque fermarci a ciò che è verosimile. Ma a Cartesio questo discorso non può soddisfare, poiché la verità deve essere una è vera.
Tratto da FILOSOFI DELL'ETÀ MODERNA di Carlo Cilia
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