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Accuse rivolte all’Ordine Templare


Esiste una dettagliata norma sulla cerimonia di iniziazione e differisce profondamente dalle accuse, anzi il candidato giurava davanti a Dio e alla Vergine di combattere per la Terra Santa, di vivere in castità e povertà e di mantenere le tradizioni dell'ordine. Le imputazioni sostengono però che chi protestava fosse ucciso o imprigionato; ma l'assurdità aumenta confrontando le due visioni della cerimonia in quanto divergono profondamente.
Il fatto fu che re Filippo aspirando a sopprimere il Tempio non gli bastava dimostrare che i singoli membri avessero trasgredito la regola dell'ordine, ma che l'ordine stesso fosse una setta totalmente eretica, di conseguenza doveva evocare l'immagine convenzionale di una simile setta: il Tempio doveva presentarsi come la personificazione di ciò che era abominevole. Era difficile intentare una causa simile, sia perchè la cattura e giudizio degli eretici appartenevano alla Chiesa e non alle autorità secolari, sia perchè il Tempio era protetto direttamente dalla Santa Sede. Agire di conseguenza significava violare le prerogative papali e il re potè farlo perchè il papa fu incapace a tenergli testa. Clemente era francese e sia lui che la corte risiedevano in Francia; egli doveva la sua elezione all'influenza di Filippo stesso e la sua libertà d'azione dipendeva dal re. Tuttavia il sovrano non poteva contare sull'azione del diritto penale ordinario, per questo dovette fare ricorso alla procedura inquisitoria sviluppata per occuparsi degli eretici. In genere gli inquisitori si concentravano nella scoperta di vere eresie, ma capitava spesso che abusassero della procedura. Nel processo contro i templari inoltre l'Inquisizione fu subordinata al potere regio, situazione senza pari in tutta la storia dell'Europa; il primo interrogatorio fu svolto da ufficiali del re, e inoltre gli inquisitori agirono in base alle istruzioni di un uomo definito inquisitore generale dell'intera Francia, ma in effetti un servitore dello stato. La carica sembrava inventata apposta per la situazione, in ogni caso il titolare, il frate domenicano Guillaume Imbert era il personale confessore del re quindi più legato a questo che non al papa. Il compito affidatogli dal suo protettore reale era di legittimare la soppressione del Tempio in quanto setta eretica del tipo più malvagio. I Templari erano numericamente più deboli, per di più impreparati sia sul piano organizzativo che psicologico per far fronte a questo attacco; arrestati improvvisamente, senza avvertimento, tenuti spesso in isolamento e all'oscuro riguardo i compagni, gli veniva detto che molti si erano già riconosciuti colpevoli, e se confessavano sarebbero stati risparmiati. Tutti i livelli dell'ordine furono coinvolti, le confessioni si moltiplicavano, ma il contenuto variava enormemente, nel frattempo inoltre fu avviata una campagna di propaganda da domenicani e francescani portavoce del re, i quali diffusero le calunnie ratificate ufficialmente.
Tratto da I TEMPLARI di Elisa Giovinazzo
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