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La concezione del tirannicidio secondo Giovanni di Salisbury


4.11 Giovanni di Salisbury si rifà a Cicerone per legittimare il tirannicidio: «UCCIDERE UN TIRANNO NON E’ SOLO LECITO, MA E’ ANCHE EQUO E GIUSTO». Chi uccide un tiranno agisce secondo la legge naturale, che vuole assicurare il bene comune, eliminando chi sottomette la legge alla sua volontà. Per questo, il tirannicida non compie un’azione disonesta, ma anzi, il suo è un tentativo di riportare la politica nell’ambito della legalità, dunque è, in un certo senso, lodevole, perché rivolta contro chi vuole vanificare le leggi e schiavizzare il popolo.

4.13 La tirannia consiste in un abuso del potere concesso da Dio: chi punisce questo abuso col tirannicidio, è degno di lode, purché non abbia col tiranno alcun vincolo (precedente) di fedeltà.

4.14 Il principe, per differenziarsi dal sovrano, deve essere garante della legge, non può sostituirvisi, deve farsi carico dei problemi di tutti: è la prima forma di responsabilità politica, che sarà fondamentale nel costituzionalismo moderno. Inoltre, deve dare armonia alle diverse componenti dello Stato, ma non è un’unità rigida come per Platone, ma un’unità armonica garantita dalle leggi, che ne impediscono la disarticolazione e gli abusi da parte del potere centrale. La comunità politica è istituita e garantita dalla legge, e in questo Giovanni riprende chiaramente il concetto di societas ciceroniano. Infine, sottolinea come il principe sia, essenzialmente, un amministratore, perché deve agire entro le leggi e non può disporre a suo piacimento dei beni che amministra.

4.17 Particolare importanza è attribuita alla distinzione dei poteri: la commistione di cariche provoca corruzione e nuoce al bene pubblico, perciò Giovanni prevede, per lo Stato, due “mani”, una armata e una disarmata, ognuna delle quali deve essere regolamentata (per non degenerare) e deve avere prerogative differenti dall’altra.

4.21 Giovanni di Salisbury si rende conto che è praticamente impossibile realizzare una  società perfetta: gli uomini possono sempre migliorarsi, ma non possono pretendere di essere divinità. In generale, vale il principio di non oltrepassare i limiti della legge e fare riferimento all’utilità pubblica.

Tratto da LA SOCIETÀ APERTA E I SUOI AMICI di Luca Porcella
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