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Tendenze attuali della medievistica

Il campo degli studi sul Medioevo è in continua espansione. In Letteratura europea e medioevo latino (1948) Curtius indica nel Medioevo l'origine dell'uomo europeo e la negazione dei nazionalismi. Il libro è un'invocazione a un umanesimo internazionale che contrasti la barbarie del nazismo.

Il Nome della Rosa (1980) di Umberto Eco testimonia la popolarità di cui la cultura medievale ha inizio a godere presso il pubblico medio dei lettori. Per Zumthor, il rilancio del medioevo accade a spese del classico: nel Medioevo, l'attuale controcultura di massa, che vorrebbe rifiutare il consumismo culturale, avverte un prima più vicino, meno ordinato, più primitivo.

Oggi, grazie all'influenza di studiosi come Zumthor e Jauss, i testi medievali sono sempre più considerati secondo i loro modi di ricezione e trasmissione, nei loro nessi storici. L'accento è posto sul dire più che sul detto. Il detto sottolinea la comunicazione come già compiuta, non si cura del contesto e può esservi tolto. Il dire, invece, comporta un interlocutore e un contesto linguistico.

Il testo per noi si identifica con il libro, oggetto materiale. Per la maggioranza degli uomini del Medioevo esso è oggetto uditivo, dunque fluido e mobile. Due diversi sistemi di comunicazione sono così entrati a contatto creando confusioni ed errori. La dimensione della poesia medievale è teatrale, non la lettura solitaria. Il testo è legato a un hic et nunc, soddisfa un'attesa immediata.

Tratto da LETTERATURA COMPARATA di Domenico Valenza
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