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L’Organizzazione scientifica del Lavoro


Storicamente l’organizzazione scientifica del lavoro, detta Taylorismo dal suo maggiore rappresentante si può collocare tra gli anni 1910-1935.  Sono le sperimentazioni e le elaborazioni condotte da F.W. Taylor e H. Ford. che fondano questo filone di studi sulla realtà aziendale. Alla base del Taylorismo sta l’esigenza di far funzionare l’organizzazione secondo criteri di razionalità economica e con la massima efficienza tecnica.
Taylor parte dalla convinzione che i conflitti tra direzione e operai hanno origine dalla pretesa della direzione di assicurarsi un volume di produzione sempre maggiore e dalla tendenza degli operai a mantenere bassi standard di rendimento. Taylor elabora, allora i principi generali dell’Organizzazione Scientifica del Lavoro e un nuovo sistema di direzione aziendale detto “Task Management”. Secondo questo sistema esiste un unico metodo ottimale, il cosiddetto one best way, per qualsiasi problema di organizzazione del lavoro. I principi generali dell’organizzazione prospettati da Taylor prevedono:
- l’eliminazione di ogni sforzo inutile, per cui ne consegue l’uso di attrezzature e utensili standard;
- un’accentuata specializzazione dei compiti
- una razionalizzazione nei tempi e nei metodi di lavoro.
- cicli di lavorazione ben stabiliti
- sistemi di retribuzione legati al rendimento dell’operaio medio
- procedure fisse, un’organizzazione gerarchica e un controllo dei lavoratori;
- la line, la direzione gerarchica è affiancata da organi di staff con compiti di consulenza.

Mentre negli stati Uniti Taylor introduce sistemi rivoluzionari nella produzione industriale, altri studiosi, in Europa, prendono in esame la realtà aziendale secondo un approccio che li colloca nel filone manageriale fondato da Taylor. Per esempio l’ingegnere Favol si occupa principalmente dell’attività direttiva che consisterebbe nel programmare, organizzare, comandare, coordinare, controllare. Le funzioni direttive, secondo Favol, richiedono queste qualità umane:
- qualità fisiche: vigore, salute
- qualità morali: coraggio, senso di responsabilità, forza, fermezza, iniziativa, dignità, attaccamento e fedeltà, tatto.
- conoscenze specifiche: riguardanti la funzione oggetto di esercizio.
L’Organizzazione Scientifica del lavoro suscita più critiche che consensi:
- toglie all’operaio la visione complessiva del ciclo lavorativo e subordina il lavoratore alla macchina.
- promuove un eccessivo formalismo dell’organizzazione e una regolamentazione rigidamente stabilita dai vertici dell’azienda
- l’esecuzione di compiti definiti risulta ripetitiva e non consente ti utilizzare appieno le capacità degli operatori;
- lo stabilire premi per la quantità va a discapito della qualità
- per il lavoratori che desiderano trarre soddisfazione dalla prestazione che svolgono e non amano la routine, i soli incentivi monetari non costituiscono una motivazione nel lungo periodo;
- quando la progettazione del lavoro si basa solo sui dati tecnici e vengono ignorati gli effetti psicologici sui dipendenti, quale il senso di isolamento, ne derivano prestazioni al di sotto del livello ottimale.

In conclusione, il taylorismo, secondo i suoi critici, riconosce nell’uomo una sola motivazione, quella del guadagno sotto la spinta della paura della miseria, e non prende in considerazione le caratteristiche personali di ciascun individuo. (ad es il principio del one best way non tiene conto dei ritmi personali dei movimenti di ciascun soggetto).
Tratto da MANUALE DI SOCIOLOGIA di Alessia Chiovaro
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