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I musei negli Stati Uniti d’America


Nei primi decenni dell’Ottocento, negli Stati Uniti d’America nascono le prime istituzioni museali, prima fra tutte il Paele Museum di Baltimora.

La genesi dei musei statunitensi è tuttavia molto diversa da quella dei musei europei. Mentre in Europa i musei nascono dall’acquisizione da parte dello Stato di collezioni d’arte e dalla decisione di renderle fruibili al pubblico, la genesi e la conseguente gestione dei musei negli Stati Uniti è di tipo privatistico: i musei statunitensi nascono dalla decisione di collezionisti privati di donare le proprie collezioni alla comunità, dotandole di un edificio e di un fondo finanziario.
Il fondo finanziario è gestito da un organo appositamente istituito, che può investirlo in ambiti che non sono necessariamente afferenti all’ambito museale, mentre i proventi devono essere utilizzati per il finanziamento del museo stesso.

Il motivo che sta alla base di questa profonda differenza è legato alla storia stessa dei due Paesi, in quanto mentre per esempio i musei italiani vi è una continuità con il paesaggio naturale e antropico, negli Stati Uniti questo non succede perché la loro storia è abbastanza recente.
Da ciò derivano tutta una serie di problematiche di contestualizzazione, decontestualizzazione e problemi di natura gestionale.

Anche dal punto di vista legislativo, mentre in Italia il Codice dei Beni culturali e il Codice Civile Italiano affermano l’inalienabilità delle collezioni, negli Stati Uniti un museo può decidere di vendere le opere d’arte per acquistarne altre che ritiene più coerenti con la propria collezione.

Sono numerosi anche i musei che, dal punto di vista architettonico, rispettano i canoni neoclassici: per esempio, il Philadelphia Museum of Arts e il Minneapolis Institute of Arts.

Il Metropolitan Museum di New York, invece, presenta uno stile eclettico, evidente particolarmente sul lato della 5th Avenue.

Per quanto riguarda la contestualizzazione, i museografi americani hanno ideato la formula della period room, ovvero un metodo grazie a cui è possibile ricreare l’epoca a cui le collezioni appartengono. Per esempio, il Metropolitan Museum possiede una sede staccata chiamata The Cloisters, che rappresenta l’esatta riproduzione di un chiostro medievale, in cui trovano posto collezioni d’arte medievale.

Famoso è anche l’ Isabella Stewart Gardner Museum, una casa-museo che, per volere della collezionista, è rimasta nelle esatte condizioni in cui era quando la collezionista era in vita.

Quindi, se da una parte gli Stati Uniti cercano di rimanere al passo con la storia museale europea, dall’altra tentano di costruirsi una propria identità.

Anche se dal punto di vista gestionale i musei statunitensi seguono un sistema di tipo privatistico, ciò non significa che non esistano organi di riferimento, tra i quali il più importante è il Smithsonian Institute. Oggi, a questo organismo rispondono circa 19 musei, la Smithsonian Library e gli archivi di arte contemporanea americana.

Tale gestione privatistica del patrimonio culturale è una pratica non solo largamente apprezzata ma anche fortemente sostenuta dal punto di vista finanziario: i collezionisti che decidano di donare le proprie collezioni ottengono da una parte maggiore prestigio sociale e dall’altra agevolazioni finanziarie.

Tratto da MUSEOLOGIA di Roberta Carta
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