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Il museo dell’Ottocento in Germania


Tra la fine del Settecento e l’Inizio dell’Ottocento, la Germania vede la nascita di nuovi edifici basati sui criteri dell’ architettura neoclassica: edifici con funzione civile e sociale, ma soprattutto musei.

Il primo tra questi è il Museum Fridericianum, costruito a Kassel tra il 1769 e il 1779.

Protagoniste di questo periodo saranno due città in particolare, ovvero Monaco di Baviera e Berlino.

A Monaco, l’architetto protagonista è Leon Von Klenze, il quale costruisce la Glyptothek e l’ Alte Pinakothek.

La Glyptothek vede all’esterno un’architettura prettamente neoclassica, mentre all’interno una sensibilità più strettamente storicistica.
Per esempio, la Sala del Fauno Barberini è caratterizzata da pavimenti e pareti affrescate con scene della storia dell’architettura che esulano da quella classicista.

L’ Alte Pinakothek, invece, per quanto riguarda l’architettura, ha l’aspetto di un palazzo rinascimentale.

A Berlino, Schinkel costruisce l’ Altes Museum, che contribuisce alla nascita di una nuova concezione di museo.
Dal punto di vista architettonico, gli elementi sono quelli tipici neoclassici (all’interno, per esempio, la Sala della Rotonda costituisce un importante riferimento al Pantheon), ma cambia il modo in cui questi vengono usati e il significato che viene loro dato. Per esempio, l’ordine gigante utilizzato rompe il principio di equilibrio che Winkelmann considerava alla base del neoclassicismo, avvicinando il museo alla filosofia idealista.

Emerge il concetto di museo-tempio: museo-tempio sia perché vicino all’architettura tipica dei templi, sia perché considerato luogo sacro dell’arte.
In virtù di questo emerge anche un nuovo pubblico a cui il museo è destinato, rappresentato da una élite di tipo culturale.

Se nel ‘700 il pubblico è la massa indistinta del periodo rivoluzionario, che si vede riconosciuto il diritto a fruire delle collezioni d’arte, nell’800 il museo-tempio è indirizzato a una élite di persone che all’interno di esso hanno la possibilità di coltivare i propri interessi.
Contro questa concezione di museo nascerà una forte opposizione tra la fine dell’800 e l’inizio del 900.

L’ Altes Museum è il primo dei tanti musei che sorgono nella cosiddetta Isola dei Musei di Berlino, collocata al centro della città nella parte settentrionale e recentemente dichiarata patrimonio dell’umanità.

Nel 1855 sorge il Neues Museum, su progetto dell’architetto Stuler, che viene pressoché completamente distrutto dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e rimane in condizioni di devastazione fino ai primi anni 2000, quando il progetto di ricostruzione viene affidato a David Chipperfield. L’architetto procede attraverso un’opera di inglobamento di ogni singola maceria all’interno del nuovo edificio, ma non ricostruisce fedelmente quello originario, scegliendo uno stile di tipo contemporaneo. Nonostante molti abbiano manifestato il proprio disappunto nei confronti di questo intervento, la critica l’ha ritenuto tra i più rispettosi della storia dei musei.

Nel 1874 sorge invece l’ Alte Nationalgallerie, in concomitanza con la diffusione del movimento impressionista in Francia. L’Alte Nationagallerie sarà infatti la prima istituzione museale ad ospitare una collezione aggiornata di arte impressionista.

Tra il 1896 e il 1903, nasce il Bode Museum, inizialmente chiamato Kaiser Friedrich Museum e poi in seguito ribattezzato con il nome del fondatore. Dal punto di vista architettonico, questo museo presenta un aspetto più eclettico, che si avvicina ai canoni del barocco tedesco.

Nel 1930 sorge il Pergamon Museum, che prende il nome da una delle più importanti testimonianze dell’antichità presenti al suo interno, ovvero l’altare di Pergamo. L’opera fu trasportata in Germania grazia al consenso del sultano turco e mentre la parte superiore rappresenta una riproduzione dell’opera originaria, il fregio sottostante è quello originario.

In epoca moderna, spoliazioni di questo tipo non sono più universalmente concepite e concesse, in quanto prevale il riconoscimento dell’importanza del legame che le collezioni hanno con il territorio dove sono nate e a cui quindi appartengono.

Tratto da MUSEOLOGIA di Roberta Carta
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