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L’Italia tra Ottocento e Novecento


Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, in Europa si apre il dibattito sulla funzione del museo e sull’istituzione di un forum internazionale sulla museografia.
L’Italia risulta poco partecipe al dibattito, in quanto, come spiega l’allora ispettore superiore delle Belle Arti, aveva il dovere di rispettare le tradizioni in termini storici delle singole province della penisola.
In Italia, infatti, prevale la tendenza a riutilizzare i palazzi storici per convertirli alla funzione museale.
Le uniche eccezioni saranno il Palazzo delle Esposizioni e la Galleria Nazionale di Arte Moderna.

Il Palazzo delle Esposizioni

Il Palazzo delle Esposizioni viene costruito tra il 1877 e il 1883 a Roma, su progetto di Pio Placentini.
Non si tratta di un vero e proprio museo, ma di uno spazio espositivo senza collezione in cui vengono ospitate numerose mostre d’arte e manifestazioni.
A partire dal 1927, il palazzo diventa la sede delle mostre della Fondazione della Quadriennale d’Arte.
Il Palazzo delle Esposizioni è situato in Via Nazionale e la sua costruzione rientrava nel progetto d riqualificazione urbana che prendere avvio in seguito al trasferimento della capitale da Firenze a Roma. 
Il progetto di Placentini prevede, all’esterno, una facciata priva di finestre e dotata di un arcone trionfale, in cui le pareti sono scandite da lesene che ospitano le statue; la mancanza di finestre permette l’esistenza all’interno di grandi pareti per l’esposizione delle opere. All’interno, la pianta è caratterizzata dalla convergenza di 6 ampie sale su una rotonda centrale decorata in stucchi e cassettoni. Lo stile di Placentini viene considerato molto lontano da quello nazionale e influenzato invece dallo stile francese.

Nel 1883, in Italia si tiene la prima Mostra Internazionale di Belle Arti, in cui traspaiono motivazioni di tipo politico e un mutato clima culturale: le opere d’arte sono infatti perlopiù opere di pittura commemorativa, celebrativa e storica, i cui soggetti sono presi dall’età romana.
Per molti anni la sede della Mostra sarà il Palazzo delle Esposizioni per conto della Società degli Amatori e dei Cultori di Belle Arti.

Negli anni successivi, si manifestano diversi tentativi di ammodernamento della società:
• nel 1895 nasce la Biennale di Venezia, che comincia a svolgere il ruolo di vetrina internazionale.
• Tra il 1913 e il 1916 nasce l’ Esposizione Internazionale d’Arte della Secessione.

Tra le esposizioni più famose che vengono ospitate dal Palazzo delle Esposizioni:

• La Mostra della Rivoluzione fascista, promossa dal partito nazionale fascista in occasione dell’anniversario del decennale della marcia su Roma. I lavori di preparazione vengono sottoposti all’approvazione del duce e la mostra assume intenti prettamente propagandistici e celebrativi.
I lavori prevedevano anche la sostituzione della facciata con una struttura geometrica di colore rosso, sui cui lati spiccavano due X di lamiera alte 6 metri che indicavano il decimo anno dell’era fascista. Davanti alla struttura quattro fasci metallici alti 25 metri.

• La Mostra augustea per la romanità, anch’essa promossa dal partito fascista, che riteneva l’età romana il periodo a cui l’Italia fascista dovesse guardare come esempio.

Nel corso degli anni, il Palazzo delle Esposizioni va incontro a diversi interventi di ristrutturazione, in particolare nel secondo dopoguerra, quando l’edificio risulta praticamente in decadenza.
Dopo un ulteriore intervento di restauro, nel 1990 il Palazzo riapre con diverse mostre, tra cui quella su Peter Paul Rubens e Mario Schifano.

Nel 1927, nasce la Quadriennale di Roma all’interno del Palazzo delle Esposizioni, allo scopo di promuovere l’arte contemporanea italiana. Oggi trova sede invece all’interno di Villa Carpagna.
La prima Quadriennale, definita da Mussolini “storica”, ottiene un grande successo di critica e di pubblico.
Nel 1937, ottiene lo status di ente autonomo e un proprio statuto, ma si svolge accompagnata dall’intromissione politica, un forte clima di guerra e una crisi di tipo artistico.

La Quadriennale che si svolge immediatamente dopo la fine della guerra viene ospitata dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, in quanto il Palazzo delle Esposizioni risulta troppo danneggiato dagli eventi bellici e necessita perciò un intervento di restauro.

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna nasce ne 1883, quando il nuovo stato unitario comincia a guardare verso un’arte di tipo nazionale.
Il primo ad ospitarla sarà il Palazzo delle Esposizioni, ma dal 1915 le collezioni vengono spostate nell’edificio di Cesare Bazzani.
Il criterio di allestimento prevede l’acquisto di opere d’arte durante la Biennale di Venezia o le mostre nazionali: i primi acquisti sono rappresentati da opere del Verismo, del Simbolismo e del Decadentismo.
Le collezioni, tuttavia, crescono grazie alle donazioni di opere di pittori ottocenteschi.

Fino al 1945, gli spazi vuoti della galleria ospitano i cimeli della mostra fascista.

Nel 1941, la Galleria ottiene lo status autonomo della soprintendenza e passa sotto la direzione di Palma Bucarelli, la quale la dota di tutti quegli apparati tecnologici necessari per un’istituzione museale moderna: incontri con gli autori, biblioteca, libreria, caffetteria, apparati didattici.

Durante il secondo conflitto mondiale le collezioni vengono ricoverate all’interno di Palazzo Farnese e Castel Sant’Angelo.
Finita la guerra, la Galleria riapre in seguito a un importante intervento di restauro e allo smantellamento della mostra fascista.

Nel 1975 nasce il Ministero dei Beni culturali, che la priva dell’autonomia nelle acquisizioni.

Negli anni successivi, la Galleria collabora con la scuola universitaria di Roma e organizza importanti mostre, tra cui quella su Picasso, Mondrian, Fontana e Manzoni.

Gli anni ’60 sono finalizzati al completamento della collezione afferente al XX secolo e con la nascita del MAXXI, le cui collezioni sono afferenti invece al XXI secolo, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna acquista il titolo di “museo madre”.

Tratto da MUSEOLOGIA di Roberta Carta
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