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Contemplazione, dai molti esseri all'essere



La contemplazione consiste nel compiere a ritroso il processo della formazione del cosmo, dai molti esseri all'essere. Per contemplare l'essenza intellegibile bisogna eliminare ogni percezione sensibile, poi anche ogni percezione intellegibile per andare oltre. Si passa da una contemplazione con un oggetto a un contemplazione senza oggetto. Quindi l'uso di un' immagine o un nome di Dio è un supporto provvisorio. Nella mistica di Plotino la pratica della ripetizione continua del nome di Dio sembra data per scontata. Presuppone già un certo dominio delle passioni, e serve a orientare la mente al divino. i nomi divini di cui parla P si riferiscono solo a Dio in quanto essere. Poi si va oltre. In Giambico uno dei modi di pregare è ripetere i nomi divini. Son combinazioni vocali o foniche che posson apparire prive di signficato intellegibile, ma son suoni efficaci, strettamente uniti alla natura degli esseri che evocano. Noi abbiamo nell'anima la copia mistica degli dei che si risveglia tramite i nomi, per cui l'anima vien elevata agli dei. Tali nomi van usati come gli antichi tramandano. Essi non trascinan gli dei a noi ma elevan noi a loro. La preghiera risveglia il divino in noi. La preghiera purifica il pneuma dell'anima, etereo e luminoso che la circonda. La dottrina del veicolo dell'anima si diffuse molto nell'epoca ellenistico-romana. Porfirio dice che come l'anima cosmica è legata al corpo celeste tramite un ochema=veicolo di luce sottile, così l'anima umana è associata a un ochema o pneyma. Gli oracoli dicono che l'anima nella sua discesa raccoglie elementi planetari.
Tratto da ORIGINI GRECHE DELL'ESICASMO di Dario Gemini
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