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Diagnosi e quadro clinico della depressione maggiore in età infantile


La depressione si manifesta nell'infanzia con forme particolari di regressione o arresto dello sviluppo che caratterizzano in modo significativo il quadro clinico ma possono essere confuse o con quadri di disturbi dello sviluppo o con crisi evolutive normali e quindi possono non essere riconosciute come disturbo dell'umore.
Secondo la Classificazione diagnostica: 0-3, la diagnosi di depressione è possibile quando i bambini piccoli manifestano un pattern di umore depresso o irritabile con una importante diminuzione dell'interesse o del piacere espressi per attività tipiche del loro livello di sviluppo. I bambini piccoli depressi hanno una diminuita capacità di protestare e reagire di fronte alle frustrazioni, utilizzano in modo eccessivo il pianto e, al contrario, hanno un repertorio ridotto di interazioni ed iniziative sociali. I sintomi possono essere accompagnati da disturbi del sonno o dell'alimentazione e da perdita di peso. Viene richiesto che i sintomi perdurino per almeno 2 settimane. Viene indicata la diagnosi differenziale con il disturbo di attaccamento reattivo a maltrattamento-carenza di cure affettive. Altra diagnosi differenziale in età precoce è il disturbo di adattamento quando sintomi depressivi non gravi vengono osservati in un contesto di adattamento ad un cambiamento ambientale.
Storici sono gli studi di Spitz: è stato osservato che condizioni di deprivazione affettiva parziale nei primi 6 mesi di vita determinavano nel secondo semestre l'emergenza di una sintomatologia caratterizzata da: tendenza al pianto con comportamento di ritiro ed indifferenza verso l'ambiente della durata di 2 o 3 mesi; perdita di peso al posto dell'aumento ponderale previsto; aumento della suscettibilità a contrarre infezioni ricorrenti; rallentamento nello sviluppo psicologico ed intellettivo, seguito da una effettiva regressione; progressiva assunzione di un'espressione distaccata al posto di quella lamentosa, tendenza all'inattività con atteggiamento freddo e lontano ed espressione del volto come congelata, come se i soggetti non si accorgano di quello che avviene attorno a loro; contatto umano progressivamente più difficile.
Quando la carenza affettiva è totale e dura per più di 5 mesi, come nell'ospitalismo, il quadro clinico della depressione anaclitica cambia verso un quadro molto più grave caratterizzato da: significativo rallentamento motorio; inespressività completa del volto; difetto di coordinazione dei movimenti dello sguardo; spasticità muscolare; progressiva riduzione del quoziente di sviluppo con ritardo dal medio al grave; altissima mortalità.
I bambini con depressione nel primo anno all'inizio piangono, in seguito il pianto si trasforma in rabbia e irritazione; successivamente smettono del tutto di piangere, lo sguardo da impaurito e triste si trasforma in apatico e vuoto, fino ad essere evitante. Sul piano del linguaggio ha difficoltà a mantenere l'alternanza nello scambio comunicativo con la madre, rallentando lo sviluppo della lallazione e dei primi suoni a significato, e ci può addirittura essere una perdita di abilità linguistiche precedentemente acquisite. Il sorriso sociale e di riconoscimento scompaiono. Si evidenzia un rallentamento dello sviluppo motorio. Si presentano problemi alimentari che vanno dal rifiuto del cibo al vomito a momenti di bulimia, che si accompagnano ad arresto dell'accrescimento corporeo. Tende all'ipersonnia ma il sonno è interrotto da frequenti risvegli con pianto. Il comportamento è privo di curiosità ed intraprendenza.
Tra 1 e 3 anni è significativa la perdita di tappe di sviluppo acquisite da poco. È inoltre compromesso lo sviluppo del pensiero simbolico. Si evidenziano comportamenti di autostimolazione, come la masturbazione, o di autoaggressività, come colpirsi il capo o graffiarsi. Possono essere presenti enuresi o encopresi.
Tra i 3 e i 5 anni vi sono cambiamenti nell'appetito, disturbi del sonno, facile affaticabilità, riduzione dell'attività spontanea, disperazione e ideazione suicidaria, irritabilità e apatia. Il mondo del bambino è improntato all'assenza di allegria, disperazione, paura di essere punito. Contenuti di fallimento, dolore, distruzione e morte pervadono i giochi ed il mondo immaginario. Nelle forme più durature, il mondo della fantasia si impoverisce e prevalgono solitudine e indifferenza, legate all'impossibilità a condividere le proprie angosce di morte. Si riduce il gioco con i coetanei, con attribuzione agli altri del rifiuto. Possono manifestarsi ansia di separazione, fobia della scuola, sintomi psicosomatici.

Tratto da MANUALE DI PSICOPATOLOGIA DELL’INFANZIA di Salvatore D'angelo
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