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Progettazione, documentazione e valutazione del lavoro educativo


Documentare il lavoro educativo sembra essere una pratica attraversata da contraddizioni E un’operazione al tempo stesso richiesta per poter effettuare i controlli dovuti da parte dell’Ente pubblico, ma nei fatti poco legittimata dall’organizzazione stessa del lavoro educativo tanto che non è raro sentire gli educatori lamentarsi del fatto di dover scrivere nei ritagli di tempo, o a casa propria.
Non solo. L’atto del documentare sembra essere correlato per lo più a pratiche di scrittura particolari: alla stesura di relazioni, di raccolte di dati funzionali a pratiche di controllo; a un uso della parola scritta non finalizzato all’espressione di esperienze, di vissuti o di riflessioni a essi inerenti, ma alla certificazione di qualcosa, all’ottenimento dei finanziamenti necessari per il mantenimento del servizio.
Pare importante risignificare il termine documentazione: documentare vuol dire disporre gli eventi, le esperienze in una forma tale da poter essere ricordati, tenuti in considerazione per poter essere ripresi, pensati, ripensati, condivisi. Questo può avvenire anche in forme diverse da quella scritta: i volantini, gli oggetti prodotti delle attività che scandiscono.
Documentare sembra corrispondere allora a fermarsi, a ritagliare particolari, a immortalare attimi per utilizzarli anch’essi come mediatori in un discorso, in modo che aiutino a cercare, in maniera condivisa, il senso di un’esperienza.
La valutazione, nei servizi, sembra avere un destino analogo a quello della documentazione.
Sembra che valutare possa significare innanzitutto dare valore: nel caso delle pratiche e del lavoro educativo, attribuire valore a quanto si è fatto, promosso, a quanto è accaduto, nei processi educativi, sulle scene educative nelle relazioni educative. Valutare l’esperienza educativa è un compito arduo, faticoso, complesso.
Valutare i processi posti in atto all’interno di un contesto educativo non consente di giungere alla definizione di modalità di intervento “giuste” in assoluto. Valutare i processi consente di comprendere come un determinato processo abbia funzionato in particolare di individuare le condizioni (istituzionali soggettive, culturali, organizzative, territoriali) contingenti o strutturali che hanno consentito a quel processo di svolgersi in un certo modo producendo determinati effetti. La valutazione, in questo senso, non consegna nessuna “ricetta pronta all’uso”, ma offre l’opportunità di contestualizzare nominare riflettere e quindi elaborare l’esperienza educativa, senza accantonare ma anzi valorizzando quel coinvolgimento professionale che sembra, tra l’altro, essere una delle condizioni essenziali perché un processo di tipo educativo si mobiliti.
La valutazione, in questo senso, consente di imparare dall’esperienza; la valutazione sembra essere una risorsa essenziale per la progettazione e la riprogettazione di percorsi, processi, servizi educativi.
La valutazione non può essere una pratica individuale, che il singolo educatore o insegnante può svolgere in solitudine, ne una pratica solo burocratica. Valutare implica la mobilitazione di tutte le risorse dell’équipe.
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