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Accenni alla religione ne "Il Principe"


L’opera verte anche sulla religione.
Machiavelli concepisce infatti la religione come INSTRUMENTUM REGNI cioè come mezzo con cui tenere salda e unita la popolazione nel nome di un’unica fede.
La religione per Machiavelli è una religione di stato che deve essere sfruttata per fini eminentemente politici e speculativi, come strumento di cui il principe dispone per ottenere il consenso comune del popolo, quest’ultimo ritenuto fondamentale dal segretario fiorentino per l’unità e la lungimiranza del principato stesso.
La religione nell’Antica Roma che riuniva tutte le divinità del Pantheon romano è stata fonte di saldezza e unità per la Repubblica e più tardi l’impero e su questo esempio illustre Machiavelli incentra il suo discorso sulla religione criticando aspramente la religione cristiana e la chiesa che secondo lui è stata per secoli la causa della mancata unità nazionale italiana.
Per questo è proprio del Machiavelli l’acceso anticlericalismo e avversione nei confronti della chiesa che traspare senza mezzi termini in più punti del trattato come la critica nei confronti di Girolamo Savonarola.
Il pensiero di Machiavelli e il termine machiavellico sono spesso disapprovati in gran parte a causa della scarsa comprensione del suo metodo.
Non vi è però tra i critici alcun dissenso sulla precisione del suo pensiero e la sua chiarezza del suo stile.

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