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Lorenzo Valla: De falso credita et ementita Constantini donatione


Lorenzo Valla dimostrava nel 1440 la falsità storica della donazione di Costantino, il documento su cui la chiesa medievale aveva preteso fondare la legittimazione del potere temporale. Ne dimostrava l’infondatezza logica dicendo che Costantino non dette nulla a Silvestro ma al pontefice precedente ma i doni furono piccoli, tali che il papa potesse vivere. Ne dimostrava l’infondatezza storica dicendo che è falso che il documento della donazione si trovi nei decreti o nella storia di Silvestro e in esso sono contenute cose contradditorie, sciocche, ridicole. Ne dimostrava l’infondatezza giuridica: dice che né Costantino intendeva dare e non poteva farlo per diritto, né l’altro poteva accettare per diritto. Poi ne dimostrava l’infondatezza morale: dice ogni diritto sarebbe stato estinto dai delitti dei possessori quando vediamo che la rovina e la devastazione di tutta l’Italia e di altre province è derivata da questa fonte.
Valla accusa i pontefici romani di ignoranza, di avidità, di crudeltà e di vanità di comandare.
Nella pagina della donazione si direbbe che è loro Roma, la Gallia, la Spagna, La Germania, i Britanni, l’occidente. Vogliono privare le città a tutti i re e costringerli a pagar loro i tributi? Ritiene Valla che sia invece lecito spogliare egli stesso di tutti i beni che possiede. Quella donazione fu ignota a Silvestro ma anche a Costantino. Dice “ spontaneamente pontefice, venimmo da te perché ci governassi, spontaneamente ora ce ne andiamo perché più a lungo tu non ci governi”. “Chiamiamo a testimone Dio e l’ingiuria ci costringe alla ribellione”. dice che il pontefice ha dissanguato lo stato, ha spogliato le chiese, oltraggiato le fanciulle, insanguinato le città di lotte civili. Dice che il pontefice non vuole essere padre o signore ma nemico e carnefice. Dice che non vuole imitare la sua crudeltà ma deporlo e adottare un altro signore. Dice che è il papa che porta la guerra e semina discordie tra principi e città, brama i beni altrui e consuma i propri. Sperpera i soldi estorti alla gente per bene e mantiene eserciti di enfanti e cavalieri che infestano ogni luogo mentre la gente muore di fame e freddo. Mentre egli cerca di strappare le cose ai secolari, essi sono indotti allo stesso esempio, spinti dalla necessità di usurpare le cose alla chiesa. Non c’è in nessun luogo religione e i furfanti trovano nel papa una scusa per le loro scelleratezze. Il papa bestemmia il nome di Dio. Valla non vuole esortare i principi e i popoli a fermare il papa ma solo che lo ammoniscano e che spontaneamente si ritiri. Ma se si rifiuta passeremo ad un discorso più duro. Non è la chiesa che combatte contro i cristiani ma il papa.

Tratto da LA NUOVA SPIRITUALITÀ DELL'ETÀ MODERNA di Filippo Amelotti
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