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Lezione I: lo storico e i fatti storici

'800: età d'oro dei fatti, del Liberalismo e del Positivismo (teoria della Storia come scienza). E' connotata da ottimismo, da un sereno e fiducioso atteggiamento verso il mondo in cui ognuno deve fare il proprio mestiere mentre la mano occulta garantisce l'armonia universale. Nel 1830 Leopold Von Ranke osserva che il compito dello storico è "semplicemente quello di mostrare come le cose sono andate" e ha uno straordinario successo, tanto da influenzare almeno tre generazioni di storici tedeschi, inglesi e francesi. I fatti colpiscono l'osservatore dall'esterno (il processo con il quale essi vengono accolti è passivo) e, dopo averli ricevuti, l'osservatore li elabora. E' questa l'immagine comune: la storia è un complesso di fatti accertati e lo storico li trova (nei documenti, nelle iscrizioni,…), li raccoglie e li presenta nel modo che preferisce. Ma cos'è un fatto storico? Qual è il criterio per distinguere i fatti storici dagli altri fatti del passato? Esistono dei fatti fondamentali, identici per tutti gli storici, che costituiscono la spina dorsale della storia. E' lo storico a decidere quali fatti debbano essere presi in considerazione, in quale ordine ed in quale contesto; praticamente giudica degni di memoria quelli che confermano la particolare concezione a cui, più o meno consapevolmente, aderisce. Generazioni di storici, scribi e cronisti ormai morti hanno modellato in modo irremissibile il passato. Questo vale per antichisti e medievisti, invece i contemporaneisti hanno il duplice compito di scoprire i pochi fatti veramente importanti e di trasformarli in fatti storici e di trascurare i molti fatti privi di importanza come non storici. Inoltre bisogna ricordare che nessun documento è in grado di dirci più di quello che l'autore pensava, dunque lo storico deve decifrare i documenti e rielaborare i fatti contenuti in essi: è l'elaborazione di un'elaborazione.

. Fatti e documenti sono indispensabili allo storico ma non bisogna farne dei feticci come nell'800.

1880-1900: in Germania ed in Italia parte la sfida alla teoria del primato e dell'autonomia dei fatti nella storia. Secondo Benedetto Croce ogni storia è contemporanea perché la storia consiste essenzialmente nel guardare il passato con gli occhi del presente ed alla luce dei problemi del presente e l'attività essenziale dello storico non è catalogare i fatti, bensì darne un giudizio.

I GUERRA MONDIALE (1914-18): i fatti appaiono meno rosei in confronto all'anteguerra ed il pubblico colto inglese è più disposto ad accogliere una filosofia che cerca, per l'appunto, di scalzare
il prestigio dei fatti.

Croce influenza Collingwood e la sua concezione:

- la filosofia della storia tratta di passato e presente nei loro rapporti reciproci. Lo storico studia un passato non morto ma ancora vivo nel presente;

- i fatti storici non giungono mai in forma pura bensì riflessi nella mente di chi li registra, quindi dobbiamo occuparci anzitutto dello storico poi del libro che ha scritto.

Lo storico deve possedere la capacità di comprendere la mentalità degli uomini che studia, può guardare il passato e comprenderlo solo con gli occhi del presente al quale appartiene; la sua funzione non consiste né nell'amare il passato né nel liberarsi di esso bensì nel rendersene padrone e nel comprenderlo per giungere a capire il presente. E' la concezione collingwoodiana della storia, che presenta anche delle insidie come per esempio il rischio che l'interpretazione conti tutto ed i fatti nulla.

L'uomo non è mai totalmente coinvolto nell'ambiente circostante ma nemmeno totalmente indipendente, pertanto il rapporto storico-fatti si svolge su un piano di parità: la storia è un continuo processo di interazione fra lo storico ed i fatti storici, un dialogo senza fine tra presente e passato.
Tratto da SEI LEZIONI SULLA STORIA DI EDWARD H. CARR di Viola Donarini
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