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Lezione III: storia, scienza e giudizi morali

Fine '700: qualcuno comincia a chiedersi se la scienza, che ha contribuito meravigliosamente alla conoscenza del mondo e degli attributi fisici dell'uomo, non sia in grado di far progredire anche la conoscenza della società.

'800: nel corso del secolo si sviluppa gradualmente la concezione delle scienze sociali e si applica allo studio delle cose umane il metodo con il quale la scienza studia il mondo naturale. Fino al 1850 circa prevale la tradizione newtoniana: la società è concepita in termini meccanicistici (come la natura). Con la rivoluzione darwiniana si introduce nella scienza la dimensione storica, cioè l'oggetto non è più qualcosa di statico ed atemporale bensì un processo di trasformazione e sviluppo e l'idea di evoluzione nella scienza conferma ed integra l'idea di progresso nella storia; gli studiosi di scienze sociali cominciano, così, a concepire la società in termini organicistici. Tuttavia il metodo storico resta un processo induttivo (prima si raccolgono i fatti e poi si interpretano) come nelle scienze naturali e la storia è definita una scienza.

I metà '900: vigorosa reazione contro questa concezione della storia però gli storici non si rendono conto che, in questo lasso di tempo, la scienza subisce a sua volta una profonda rivoluzione . concetto di legge: per tutto il '700 e l'800 gli scienziati pensano che le leggi naturali siano state scoperte in maniera definitiva e che, pertanto, il compito degli scienziati sia quello di scoprire e formulare altre leggi analoghe. Gli studiosi della società, desiderando più o meno consapevolmente sottolineare il carattere scientifico delle loro ricerche, adottano la stessa terminologia e credono di seguire un identico procedimento (vedi le leggi del mercato di Smith, le leggi della popolazione di Malthus…). Nel 1902 il matematico francese Poincarè dà l'avvio ad una rivoluzione del pensiero scientifico: le proposizioni generali enunciate dagli scienziati sono ipotesi soggette a verifiche, modifiche e confutazioni.

Oggi: scienziati e studiosi di scienze sociali talvolta parlano ancora di leggi come omaggio alla tradizione però non credono più alla loro esistenza; per esempio gli scienziati fanno scoperte ed ampliano il campo della conoscenza mediante l'enunciazione di ipotesi che aprono strada ad ulteriori ricerche. Tanto gli scienziati quanto gli storici nutrono la speranza di passare via via da un'ipotesi circoscritta ad un'altra, isolando i fatti per mezzo delle interpretazioni e saggiando le interpretazioni per mezzo dei fatti.

Nonostante le grandi differenze esistenti fra matematica e scienze naturali o fra le varie scienze, alcuni sostengono che sia possibile operare una distinzione fondamentale fra queste e la storia perché:

1) "La storia ha a che fare con l'individuo / particolare, la scienza con il generale / universale" (concezione risalente ad Aristotele).
In realtà la storia studia la relazione che intercorre fra l'individuo / irripetibile ed il generale; insistere sull'unicità degli eventi storici ha un effetto paralizzante, così come affermare che le generalizzazioni sono estranee all'attività di storico è una sciocchezza, anche se non bisogna credere che esse consentano di costruire grandi sistemi storiografici in cui sia possibile inserire i singoli eventi.

2) "Dalla storia non si traggono insegnamenti di sorta".
In verità la funzione della storia è di promuovere una più profonda comprensione del passato e del presente alla luce delle loro reciproche interrelazioni.

3) "La storia non è in grado di fare previsioni".
I fini ed i metodi dello storico e del fisico non presentano diversità sostanziali però si trovano di fronte a difficoltà estremamente diverse:

- lo scienziato non pretende di prevedere ciò che avverrà nei casi concreti ma ciò non significa che le leggi siano inutili. L'induzione può condurre logicamente soltanto ad affermazioni di probabilità o a supposizioni fondate che possono essere considerate come regole generali, la cui validità può essere saggiata soltanto alla prova dei fatti;

-lo storico non può prevedere eventi particolari in quanto il particolare ha un carattere di assoluta singolarità in cui rientra un elemento casuale però può fornire indicazioni generali valide e utili, pur non essendo previsioni particolareggiate. Dunque le deduzioni dello storico non possono competere in fatto di precisione con quelle del fisico non perché egli sia inferiore, bensì perché studia i comportamenti dell'uomo, l'entità naturale più complessa fra quelle a noi note.

4) "La storia è necessariamente soggettiva perché l'uomo osserva se stesso".
Nella fisica moderna ogni misurazione è soggetta a variazioni sostanziali poiché è impossibile stabilire un rapporto costante fra l'osservatore e l'oggetto osservato: nel risultato finale, dunque, entrano sia l'osservatore / soggetto che l'oggetto osservato. Tuttavia i problemi posti dai rapporti soggetto / oggetto nella storia e nelle scienze sociali sono assai più complicati: l'interazione fra soggetto / osservatore ed oggetto osservato è ininterrotta e varia ininterrottamente. Il punto di vista dello storico entra inevitabilmente a fare parte di ognuna delle sue osservazioni ma anche il processo di osservazione influenza ciò che viene osservato in due modi:

a) gli esseri umani, il cui comportamento è analizzato, possono essere avvertiti della previsione di conseguenze sfavorevoli e indotti perciò a modificare il proprio comportamento (la storia non si ripete fra chi è dotato di consapevolezza storica);

b) la previsione fatta da uno studioso autorevole può influire sugli uomini al punto da fare sì che si verifichi il fenomeno previsto. Le scienze sociali nel loro complesso, poiché coinvolgono l'uomo come soggetto ed oggetto, sono incompatibili con ogni teoria gnoseologica (in voga fra '600 ed '800) che ponga una rigida separazione fra soggetto ed oggetto.

5) "La storia, a differenza della scienza, implica problemi religiosi e morali".

-Rapporto storia / religione: uno storico serio può credere in un Dio che ha ordinato ed impresso un significato al corso complessivo della storia ma non in un Dio che interviene materialmente (come nel Vecchio Testamento). I problemi storici vanno risolti senza ricorrere a "deus ex machina" (Dio del popolo d'Egitto, Dio cristiano, "mano occulta" dei Deisti, Spirito del mondo di Hegel…).

-Rapporto storia / morale: allo storico non è richiesto di esprimere giudizi morali sulla vita privata di personaggi storici, vizi e virtù lo interessano solo nella misura in cui hanno influito sugli eventi. I giudizi che importano allo studioso riguardano avvenimenti, istituzioni oppure ordinamenti politici del passato; la storia è un susseguirsi di lotte mediante le quali alcuni gruppi ottengono dei risultati direttamente o indirettamente a spese di altri gruppi ed il problema viene talvolta definito "costo del progresso" o "prezzo della rivoluzione" (per esempio abusi e coercizione durante la Rivoluzione industriale, fenomeno grandiosamente progressivo). E' raro che a raccogliere i frutti siano gli stessi che hanno pagato il prezzo necessario.

E' impossibile erigere un criterio astratto in base al quale giudicare le azioni storiche, la storia è movimento e confronto per cui gli storici tendono ad esprimere i loro giudizi morali in termini di carattere comparativo come progressivo e reazionario anziché in termini rigidamente assoluti come buono e cattivo, proprio per tentare di definire società o fenomeni storici diversi nel loro rapporto reciproco. L'emergere di un particolare valore o ideale in un periodo o in un luogo dato si spiega con le condizioni storiche del tempo e del luogo; il contenuto pratico di ipotetici assoluti, di termini astratti come "bene", "male", "eguaglianza", "giustizia" varia da periodo a periodo, da continente a continente. Ogni gruppo ha i suoi propri valori radicati nella storia.

Gli scienziati, gli studiosi di scienze sociali e gli storici lavorano tutti, in branche diverse, nella stessa direzione: lo studio dell'uomo e dell'ambiente che lo circonda, lo studio dell'azione dell'uomo sull'ambiente e dell'ambiente sull'uomo. L'oggetto della ricerca è uguale per tutti: accrescere la conoscenza dell'ambiente e la possibilità di dominarlo. I presupposti ed i metodi differiscono notevolmente fra loro nei particolari però storico e scienziato sono uniti dallo scopo fondamentale di cercare spiegazioni e dal metodo fondamentale basato su domanda (perché?) e risposta.
Tratto da SEI LEZIONI SULLA STORIA DI EDWARD H. CARR di Viola Donarini
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