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Spazio e illusione referenziale


Lo spazio è delineato da chi lo osserva, la qualità dello sguardo dona coefficiente di realtà. L’osservazione parte da un punto di vista, c’è la “messa in prospettiva” da ciò parte l’aspettualizzazione come modalità di vedere e rappresentare lo spazio. L’illusione referenziale non è semplice passaggio da un luogo all’altro, ma è delineata da focalizzazioni multiple, plurisensoriali e dinamiche interne al testo; una ricostruzione che segue un ordine processuale sull’asse del sintagma, la direzionalità è più importante della dimensionalità. Spazio inteso in senso dinamico grazie ai soggetti che lo vivono, in contrasto con quello “oggettivo” descritto dall’osservatore onnisciente. Il punto focale può cambiare, l’autore di un testo può assumere prima il punto di vista dell’attante cognitivo onnisciente per passare alla “presa diretta” dell’osservatore all’interno della scena che vede lo spazio come accumulazione di frammenti prodotti da prospettive discontinue (Manzoni ne “I promessi sposi” parte da una panoramica del lago, poi passa alla descrizione delle stradine del paese per arrivare alla descrizione dello sguardo di don Abbondio che cammina col rosario in mano)
Tratto da SEMIOTICA DELLA PUBBLICITÀ di Priscilla Cavalieri
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