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I tre punti della rivoluzione simoniaca


Nei decenni centrali del 20° secolo, il funzionalismo è stato il paradigma predominante.
La massima alternativa nel campo del pensiero organizzativo arrivò negli anni Quaranta con Herbert Simon e la sua scuola.
Il suo oggetto d’analisi sono i comportamenti umani all’interno delle imprese; vi sono tre punti rilevanti:
1) l’organizzazione non dev’essere considerata come una struttura che prescrive dei ruoli, ma degli uomini che agiscono e decidono continuamente.
Occorre però assumere come unità d’analisi le “premesse” delle decisioni: si tratta di un’unità di analisi più piccola perché ogni decisione dipende da più premesse.
Bisogna studiare in che modo le informazioni, i vincoli, le procedure e le motivazioni dei singoli soggetti concorrono a formare le decisioni.
2) Il secondo punto della rivoluzione simoniaca è che è sbagliato ritenere che l’uomo sia un soggetto perfettamente razionale e che decide sempre in base a criteri di ottimizzazione dei risultati da conseguire.
I limiti oggettivi della conoscenza, l’impossibilità di prevedere tutte le conseguenze, l’incapacità di considerare contemporaneamente troppo variabili e i vari condizionamenti sociali, fanno si che spesso, le decisioni vengano prese secondo il criterio di “soddisfazione minimale” e non secondo quello astratto della “massima efficienza”.
3) Viene ripreso il modello di Barnard sull’equilibrio tra incentivi e contributi come principio generale di funzionamento di un’organizzazione. I comportamenti sono frutto di decisioni dove il  soggetto confronta i contributi che è disposto a dare e gli incentivi materiali e morali che si attende di ricevere.
Bisogna studiare le conseguenze che rendono possibili i gradi e le forme di cooperazione, ma anche cause e forme dei conflitti sia individuali che organizzativi. A differenza di quanto sostiene Pearson, un’organizzazione può sopravvivere anche in modo conflittuale.
Secondo Simon, l’organizzazione non va vista come un contenitore con scopi, vita e logica indipendente dagli uomini che vi lavorano, ma va vista come il risultato di azioni di una moltitudine di uomini che agiscono in base a numerose premesse interne ed esterne.
Tratto da STORIA DEL PENSIERO ORGANIZZATIVO di Priscilla Cavalieri
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