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I progressi tecnologici alla fine del XIX secolo

 
Le primissime fotografie non contemplavano la possibilità di registrare il movimento, possibilità che viene raggiunta solo negli anni ’70-’80 del XIX secolo.

Nel 1873, Eadweard Muybridge scatta delle foto che rappresentavano i vari movimenti compiuti da un cavallo, incarico che gli viene commissionato dall’ex governatore della California Stanford, il quale possedeva una scuderia di cavalli da corsa.
Per ottenere questo risultato egli dispose 12 macchine fotografiche lungo la pista da corsa, ognuna delle quali munita di un otturatore.
Sulla pista aveva steso dei fili metallici collegati a degli interruttori elettrici: il cavallo, galoppando, rompeva i fili, un’elettrocalamita faceva scattare gli otturatori e venivano così scattati i negativi.
Le foto ottenute si presentavano come delle silhouette, che mostrano come durante la fase del galoppo ci sia un momento in cui tutte e quattro le zampe del cavallo sono sollevate da terra.
Muybridge pubblica delle tavole di undici volumi intitolati “Il comportamento degli animali in movimento”: si tratta di oltre 200 tavole, il cui sfondo era costituito da una tela bianca e che avevano un’apparenza bidimensionale.
Muybridge si dedica poi anche alla figura umana, quasi come se il suo obiettivo fosse quello di creare un atlante visivo di figure animali e umane in movimento.

Progressi tecnologici:
• Non occorre più portarsi dietro la camera oscura sul luogo, in quanto ora le lastre conservano la sensibilità alla luce per mesi e possono essere sviluppate anche molto tempo dopo l’esposizione.
• Si perfeziona l’emulsione alla gelatina, ampliando la sensibilità allo spettro cromatico.
Si possono dunque impiegare filtri colorati sugli obiettivi per accentuare o eliminare i colori.
• Introduzione delle lastre a gelatina asciutta.
• Perfezionamento degli obiettivi, degli otturatori.
• Riduzione del volume delle macchine.
Macchine portatili, alcune delle quali possono caricare lastre fino a dodici pose. → “macchine detective”, in quanto permettono di fotografare i soggetti senza che questi ne siano consapevoli.
• Invenzione della polvere di magnesio, prototipo del flash moderno.

La rivoluzione più importante di questo periodo è tuttavia l’invenzione della Kodak, costruita e ideata da George Eastman e messa sul mercato a partire dal 1888.
Il nome “kodak” viene coniato dall’inventore stesso combinando le lettere K, O, D, A in modo del tutto arbitrario.
L’apparecchio alla base della Kodak è la cassetta, di dimensioni 82x95x165 mm, che dispone di un rullo con pellicola di una lunghezza sufficiente per 100 pose.
La Kodak viene venduta già caricata e nel prezzo di 25 dollari è inclusa anche la fase di sviluppo e stampa → da ogni negativo si ricava una stampa a contatto, poi montata su cartoncino di color cioccolata con bordi colorati.
La lastra asciutta, le pellicole velocissime, gli obiettivi fissi e gli otturatori rapidi sono tali da rendere la Kodak semplice per chiunque, tanto che lo il suo slogan diventa “Voi premete il bottone, noi faremo il resto!”.
Con la Kodak l’atto di scattare foto diventa una modale persone scattano foto per preservare la memoria familiare, altri si dedicano alle strade e ai paesaggi.
Nel suo manoscritto, Eastman definisce la Kodak un “taccuino fotografico”, in quanto alla portata di qualsiasi essere umano che volesse conservare un ricordo di ciò che vedeva.
Le immagini scattate con la Kodak sono definite snapshots, cioè istantanee, termine originariamente utilizzato dai cacciatori per descrivere i colpi esplosi senza prendere la mira: le prime Kodak erano infatti prive di mirino.

L’invenzione della Kodak favorirà l’emerge di nuove tendenze fotografiche, molte delle quali legate alla documentazione degli strati più umili della società.
Nasce in questi anni una prima forma di fotogiornalismo, anche se inizialmente sono le riviste e non i quotidiani a impiegare le immagini fotografiche.
Tra i maggiori esponenti di questo filone abbiamo Jacob Riis, emigrato danese giunto anni prima negli Stati Uniti. Egli conosce la povertà e tutto ciò che la lotta per la sopravvivenza comporta.
Nel 1890 pubblica “Come vive l’altra parte della città”, libro fotografico contenente riproduzioni a mezzatinta di altrettante fotografie e che perciò conserva un’ampia tiratura.
Egli utilizza la polvere di magnesio per illuminare gli interni, con i loro abitanti ammassati, che ci restituiscono delle immagini crude e penetranti.

Esempio.

"Il covo dei banditi", 1883, stampa alla gelatina-sale d’argento dal negativo originale.
"Casa di una straccivendola italiana", 1887, stampa alla gelatina-sale d’argento da negativo originale. Richiamo all’iconografia della madonna con bambino.

"Inquilini della casa popolare di Bayard Street. Cinque centesimi a notte", 1889-1890.
Jacob Riis lavorava anche come fotografo per la polizia e pare che avesse fatto irruzione in questo alloggio popolare insieme a un poliziotto e che avesse quindi scattato la foto.
I personaggi appaiono storditi, forse perché interrotti nel loro riposo.
La prospettiva sembra sfalzata, dovuta quasi certamente all’uso di un obiettivo grandangolare.

Con la nascita del fotogiornalismo e la stampa a mezza tinta si ha:
• Evoluzione dell’impaginazione
• Evoluzione del rapporto tra parola scritta e immagini
• Possibilità di manipolare il messaggio che si vuole comunicare attraverso la manipolazione fotografica.


Tratto da STORIA DELLA FOTOGRAFIA di Roberta Carta
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