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Il concetto dell'invidia di Pier della Vigne - Dante Alighieri

Il concetto dell'invidia di Pier della Vigne - Dante Alighieri


Così nel mio parlar vogli'esser aspro

Anche il successivo concetto dell'invidia, è espresso in maniera perifrastica da Pier delle Vigne ai vv. 64 – 66 e il tenore retorico del passo è accresciuto dalla litote mai...non. Possiamo anche affermare con una certa sicumera che l'immagine del torcere gli occhi voglia alludere alla radice di invidia, in – videre, cioè guardare in maniera ostile. È importante tener conto che è lei, l'invidia – puttana, a infiammare contro Delle Vigne gli animi di tutti e il potente poliptoto dei versi 67 – 68 (i due infiammare a contatto) fa uscire il verbo fuor di metafora e spalanca ai nostri occhi un vero e proprio travolgente incendio.
Arriviamo così alla difficile terzina dei versi 70 – 72, complessa perché difficile da svolgere nella sua meccanica contorta, menzognera e autoassolutoria con la quale il protagonista presenta la causa psicologica del proprio sucidio. Un cumulo di figure retoriche regge la terzina: rima paronomastica gusto – giusto, la replicazione che sottolinea l'assurdo autolesionismo dell'azione → me contra me, due figure etimologiche → disdegnoso – disdegno e ingiusto – giusto e l'ossimoro → disdegnoso gusto.
Evidente pure il legame con la terzina precedente, con li animi tutti che fanno il paio con l'animo mio e il contra me che ricompare anche nella terzina successiva: un'azione ostile, dunque, intrapresa da altri contro Pier, si risolve quasi necessariamente in un'azione ostile e contro natura di lui contro sé stesso, innocente per una sostanziale subalternità del cortigiano alla corte.
Le due terzine successive sono più semplici, quasi il placamento della precedente esplosione: la complicata parafrasi di prima sull'invidia ora viene risolta in un semplice 'nvidia, degno riassorbe in rima il disdegno della terzina precedente, la rima interna fra segnor e onor rincalza la lode dell'imperatore e in particolare onor riprende l'altro onor del verso 69, suggerendo che la felice e distrutta onoratezza di Pier nasceva dal di fuori, direttamente collegata a quella dell'imperatore.
Tutti i fenomeni sinora descritti sono collocati all'interno di una evidente struttura oratoria che li legittima (vv. 55 – 57: esordio con captatio benevolentiae, vv. 58 – 75 narratio e argumentatio con reprehensio, 76 – 78 peroratio cum petitio). Il disperato e folto groviglio verbale di Pier della Vigna non è solo un omaggio al personaggio ma vuole essere anche il correlato stilistico della contorsione psicologica del personaggio e del carattere contorto e convulso dell'atto da lui compiuto, giustificato dietro i contorsionismi della parola.

Tratto da STORIA DELLA LINGUA ITALIANA di Gherardo Fabretti
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