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Il metodo della dodecafonia di Schonberg


Ricordiamo in
particolare Un sopravvissuto di Varsavia del 1947. Incompiuto è rimasto uno dei massimi vertici della sua produzione, Mosè e Aronne, in cui i due atti, portati a termine fra il 1930 e il 1932, rappresentano uno dei testi più alti e significativi del teatro musicale del XX secolo. Fra le sue opere teoriche sono di fondamentale importanza Trattato di armonia, Stile e idea e Funzioni strutturali dell’armonia.

APPROFONDIMENTO SULLA DODECAFONIA: la dodecafonia fu definita da Schonberg come “metodo per comporre con dodici suoni riferiti solo l’uno all’altro”. Essa presuppone la rottura dell’ordinamento tonale e delle sue gerarchie e costituisce una sorta di organizzazione dell’atonalità.
Un brano dodecafonico si basa su una serie comprendente le 12 note della scala temperata. La serie può essere usata nella disposizione originale, a ritroso (cioè dall’ultima alla prima), invertendo la direzione degli intervalli e nel ritroso dell’inversione. Il rispetto dell’ordine delle 12 note stabilito nella serie serve a garantire la distruzione di ogni gerarchia fra loro: in questo senso la dodecafonia non contraddice l’atonalità espressionista, ma la radicalizza, fornendo al compositore una sorta di sistema di controllo.

Tratto da STORIA DELLA MUSICA di Gherardo Fabretti
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