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Il simbolismo e il decadentismo di Skrjabin


Simbolismo e decadentismo nella Russia prerivoluzionaria: Aleksandr Skrjabin.

Aleksandr Skrjabin nasce a Mosca nel 1872, e ivi muore nel 1915. La Russia di Skrjabin è quella compresa tra la salita al trono dello zar Nicola II e la rivoluzione bolscevica; anni tormentati e drammatici, che esasperarono il fondo di decadentismo insito nei movimenti culturali dell’epoca. Skrjabin fu il maggiore interprete di questa fase crepuscolare della Russia: sensibilissimo alle tematiche mistico – esoterico – teosofiche di certi aspetti del decadentismo russo, legò alcune proprie composizioni a progetti sinestetici che avrebbero dovuto comportare un coinvolgimento e un rinnovamento mistico – morale (ad esempio l’associazione musica – colori – luce del Prometeo interessò gli espressionisti del gruppo del Cavaliere Azzurro).
Meno caduchi si rivelano gli esiti strettamente musicali della sua febbrile inquietudine, le tensioni allucinate che determinano, nelle composizioni della maturità, un superamento e una disgregazione del linguaggio di Chopin, Wagner e Liszt, che avevano influenzato i suoi esordi. Skrjabin giunge alla rottura delle gerarchie tonali attraverso una organizzazione del proprio linguaggio armonico – melodico, sulla base di sovrapposizioni di quarte (che formavano l’accordo mistico. Elabora dunque una poetica personale basata su uno straordinario potenziamento delle componenti sensuali ed irrazionali della creazione artistica, che irrompono nelle forme e negli elementi musicali (specie quelli armonico – ritmici) imponendo al tempo musicale una scansione basata sull’istantaneità dell’emozione.
Opere che realizzano questa poetica sono ad esempio quelle che vanno dalla Quarta sonata per pianoforte (1907) alla Decima e ultima (1912 – 1913) attraverso l’ascolto delle quali si nota come il compositore abbia definitivamente svincolato la sonata dalla sua struttura tradizionale in più movimenti, sprigionando nel movimento unico il proprio estro creativo, in un baluginare continuo di motti aforistici, grumi sonori, arabeschi, gesti improvvisi, vincolati però da legami tematici e formali in un contrasto quasi drammatico tra le esigenze razionali della forma e l’estrema irrazionalità dell’istinto.

Tratto da STORIA DELLA MUSICA di Gherardo Fabretti
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