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La creatività di Beethoven del primo decennio del 1800


Il periodo di più intensa creatività è sicuramente quello attraversa il primo decennio del 1800. In questo periodo nascono le Sinfonie dalla 2 alla 6, le Sonate fino all’opera 81, sei Quartetti, le musiche di scena per l’Egmont e il Coriolano, gli altri due concerti per pianoforte, quello per violino e il Fidelio. In breve, tutte le opere che costituirono nel corso dell’Ottocento e oltre, l’asse portante del repertorio concertistico europeo.
È a questo periodo che Beethoven lega la maggior parte della sua fama, manifestando la sua singolarità stilistica. Soluzioni capaci innanzitutto di manifestare un universo di fantasie che hanno radici nella biografia stessa del compositore. Beethoven vi riversa i suoi entusiasmi per le vicende tragiche ed eroiche del suo tempo; la sua capacità di vivere intensamente la vita della natura; la spontaneità con cui aderiva al mondo dei suoi umori e dei suoi ritmi vitali. Ma vi riversa anche la sua arditezza stilistica e formale: ad esempio i tre o quattro movimenti che costituiscono la forma sonata vengono sin dall’inizio concepiti come una sorta di episodio unico suddiviso in fasi strettamente legate da relazioni interne evidenti. Se prendiamo ad esempio la Quinta Sinfonia vediamo come il carattere di finale catarsi trionfale si spiega solo se connesso coi dubbi e coi drammi che l’hanno preceduta. Beethoven riesce a fare parlare la musica, trasformandola in testimonianza personale, trasformando lo stesso pubblico in destinatario di un messaggio più profondo, che vada al di là del diletto collettivo. In questo senso è forte la connessione tra le opere strumentali e quelle teatrali. Il Fidelio, che è l’unica opera teatrale interamente realizzata, manifesta chiaramente la meditazione dell’autore sui rapporti umani e sui suoi principi morali.
Tra il 1808 e il 1815 Beethoven manifesta nuovi sintomi di evoluzione e di trasformazione, spesso contraddittori. La Settima Sinfonia è piena di echi e richiami fantasiosi a sfrenatezze ritmiche e a paesaggi interiori meditativi in maniera grandiosa; l’Ottava sembra voler ripercorrere, invece, le memorie dei tempi meno duri e meno eroici del presente, quasi con nostalgia. La musica da camera si fa meno compatta, e a volte sembra avvicinarsi alla sensibilità romantica. Sembra che Beethoven avverta lo stemperarsi dei furori rivoluzionari e l’arrivo inesorabile della Restaurazione.
Le opere ultime si caratterizzano per il distacco dalla forma conflittuale che aveva dato alla forma sonata, e per un ritorno a strutture formali antiche – fughe e variazioni – con temi melodici, semplici e ingenui. Beethoven ha perso i suoi furori utopici trasformandoli in una sorta di solitario, ascetico dialogo con se stesso.

Tratto da STORIA DELLA MUSICA di Gherardo Fabretti
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