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La drammaturgia musicale di Giuseppe Verdi


Giuseppe Verdi nasce a Roncole di Busseto (Parma) nel 1813 e muore a Milano nel 1901. Fu la figura dominante nella cultura musicale italiana del XIX secolo, sia per la sua genialità di compositore, che ebbe modo di sviluppare nel corso della sua lunga vita, sia per il profondo e positivo legame che ebbe con la società del tempo. Verdi non manifestava, come molti artisti del tempo, disagio e disprezzo per il mondo borghese che li circondava, dimostrando sempre una sorta di condivisione empatica per le idee e i valori della società in cui viveva, e ricambiato da questa con sincero amore e apprezzamento.
Nella prima fase dell’opera di Verdi di solito si scorgono le istanze rivoluzionarie del Risorgimento, le tensioni e le speranze patriottiche, l’ansia di indipendenza e di unità nazionale. Ma non sarebbe corretto ridurre il valore del teatro giovanile verdiano alla dimensione patriottica, sia perché non partecipò mai direttamente alla vita politica, sia perché i personaggi delle sue opere riflettono un universo psicologico che va ben oltre il solo dato storico – ideologico. Gli ideali di uguaglianza, fraternità, solidarietà e onestà valevano ancora qualcosa in Italia, e Verdi vi credeva fermamente; in nome della sua solida convinzione, creò personaggi vivi e frementi, in cui seppe infondere la sua statura morale e le sue esigenze di rinnovamento, non dando però mai per scontata la loro vittoria, ponendoli antagonisticamente contro forze altrettanto forti e solide nella loro negatività. Verdi insomma insinuava dubbi; analizzava con impietosa schiettezza i grandi ideali della società nascente, ergendosi a coscienza morale dell’Italia, e da tutti i suoi cittadini riconosciuto come tale. Le sue opere giovanili, prima fra tutte il Nabucco (1842), si dividono in opere a sfondo corale e patriottico (La battaglia di Legnano, Attila, I Lombardi alla prima crociata) e opere a sfondo drammatico, personale o familiare (I due Foscari, I masnadieri, Luisa Miller). I racconti che ricorrono maggiormente sono quelli che girano intorno alle tematiche del potere, della famiglia e dell’amore, presenti naturalmente nella tradizione operistica, ma fortemente rinnovate da Verdi. Persino nelle opere più delicate da trattare, per via della censura – che imponeva il rispetto assoluto di personaggi che incarnassero figure di re, nobili, papi o alti prelati – Verdi non riesce a vincere l’irrefrenabile tendenza a mettere in scena ambizioni divoranti, esercizi di autorità spietati, ricatti, repressioni, soprusi e quant’altro, assieme a valorosi gesti di ribellione di personaggi ricavati spesso dai romanzi dell’epoca.
Anche nell’aria dei conflitti familiari non mancano innovazioni; la figura del padre ad esempio. Il padre è colui a cui spetta la preservazione dell’unità morale della famiglia, a costo di impegnarsi in tremende battaglie contro le ribellioni dei figli maschi o in difesa della dignità della figlia. Ma è frequente anche la situazione tipica dell’amore tra i giovani, dotato di una forza così assoluta da vincere qualsiasi ostacolo.
Negli aspetti più tecnici si nota come già il giovane Verdi avesse un rapporto estremamente autoritario coi librettisti, primo fra tutti Francesco Maria Piave, in nome di una concezione del teatro musicale assolutamente nuova. I libretti dovevano essere rapidi, coincisi e capaci di potente raffigurazione psicologica in pochi tratti estremamente significativi, inquadrati in forme metriche vivide e ben variate; Verdi avrebbe poi saputo dare il necessario risalto al testo con la sua musica. Le forme musicale verdiane degli anni giovanili sono tutte all’insegna di una forte esigenza di rinnovamento. L’unità musicale, il pezzo chiuso, comprende di solito un’azione intera (cioè una narrazione esauriente di un episodio, basato sulla presenza predominante di un personaggio) che comprendeva quattro fasi:
- una serie di recitativi iniziali sostenuta da temi orchestrali
- una prima aria del protagonista (detta di solito “cavatina”) sostenuta da formule musicali di accompagnamento che creassero la giusta atmosfera psicologica.
- una parte libera con interventi dei vari personaggi e/o del coro
- un secondo intervento del/della protagonista (detto “cabaletta”) che spiccava dal punto di vista vocale.
Tratto da STORIA DELLA MUSICA di Gherardo Fabretti
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